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	<title>Pinguini nel salotto</title>
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	<description>Un blog di cui vergognarsi</description>
	<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:16:33 +0000</pubDate>
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		<title>Misteri della vita CXI: Cercatori indecisi</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Misteri della vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando faccio i post sulle chiavi di ricerca, ovviamente prediligo quelle più curiose, improbabili e imbecilli, tralasciando le più comuni che di solito sono più prevedibili e meno interessanti. La maggior parte dei &#8220;navigatori&#8221; (ci libereremo mai di questo termine così idiota?) approda infatti cercando &#8220;auguri spiritosi&#8221;, &#8220;tema primo giorno di scuola&#8221;, &#8220;herr Starr&#8221;, &#8220;cartina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.xxmiglia.com/images/mvaperto.png" width="100" align="left" height="100" hspace="5" />Quando faccio i <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2009/10/papcr/">post</a> <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2008/10/semel-in-anno/">sulle</a> <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2007/09/servizio-pubblico/">chiavi</a> <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2006/09/per-voi/">di</a> <a href="http://www.xxmiglia.com/?p=46">ricerca</a>, ovviamente prediligo quelle più curiose, improbabili e imbecilli, tralasciando le più comuni che di solito sono più prevedibili e meno interessanti. La maggior parte dei &#8220;navigatori&#8221; (ci libereremo mai di questo termine così idiota?) approda infatti cercando &#8220;auguri spiritosi&#8221;, &#8220;tema primo giorno di scuola&#8221;, &#8220;herr Starr&#8221;, &#8220;cartina muta riscrivibile&#8221;, &#8220;lupin castellina pasi&#8221; (ognuno con le sue varianti) e, bontà loro, &#8220;xxmiglia&#8221;. Tutto questo mi torna abbastanza, anche se non pensavo che le <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2007/09/la-cartina-muta-riscrivibile/#comments">cartine mute riscrivibili</a> fossero ancora così popolari nel 2010. E&#8217; invece un&#8217;altra l&#8217;espressione abbastanza frequente che mi lascia più perplesso: <strong>&#8220;le cose che vorrei fare&#8221;</strong>. E che, lo chiedi a me? Se non lo sai tu! Non è una delle chiavi più comuni, per carità, ma almeno una volta ogni 2-3 giorni sbuca, e mi lascia puzzlato.</p>
<p>Ma quindi, cosa cercano questi signori? Si tratta di persone annoiate alla caccia di spunti? Oppure è una variante del tema &#8220;cosa voglio fare da grande&#8221;? O magari un modo per prepararsi alla domanda &#8220;cosa vorresti fare?&#8221; in occasione di un primo appuntamento?</p>
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		<title>Evviva l&#8217;Italia!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 08:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Aneddoti inconcludenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi ricordate delle mie avventure da Giovane Calciatore Stasso de&#8217; Stassis? No, eh? Dateci un ripassino, sussultate per l&#8217;indignazione e poi tornate qua. Ci siete? Avete sussultato? Bene, riprendiamo il discorso. Ad un certo punto, nell&#8217;inverno 1984/1985, venne organizzato un torneo interno alla società Alassio F.C. (o Alassio Associazione Calcio, o Alassio Cricket &#38; Football [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate delle mie avventure da Giovane Calciatore <strong>Stasso de&#8217; Stassis</strong>? No, eh? <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2005/08/stasso-de-stassis/">Dateci un ripassino</a>, sussultate per l&#8217;indignazione e poi tornate qua. Ci siete? Avete sussultato? Bene, riprendiamo il discorso. Ad un certo punto, nell&#8217;inverno 1984/1985, venne organizzato un <strong>torneo </strong>interno alla società Alassio F.C. (o Alassio Associazione Calcio, o Alassio Cricket &amp; Football Club, ne ignoro la ragione sociale e lascio il compito ai volonterosi di documentarsi), torneo che era malefico per due aspetti differenti.</p>
<p>Il primo, per le <strong>intromissioni </strong>della Chiesa all&#8217;interno di una società (di calcio) laica. Detto torneo, infatti, si svolgeva nel quartiere di Alassio chiamato la Fenarina, in un campetto di terra battuta accanto a una chiesa. Le partite si svolgevano di domenica mattina, e per potervi partecipare era obbligatorio assistere alla messa. &#8220;Bella forza&#8221;, direte voi, &#8220;il campo probabilmente apparteneva alla parrocchia e quindi aveva pieno di diritto di dettare le regole per il suo uso!&#8221;. Giusto, se non fosse che, ammesso e non concesso che sia corretto che una parrocchia possegga un campo da calcio (se ne parla nel concordato?), il punto è che comunque la partecipazione al torneo era promossa e incoraggiata (poteva persino essere obbligatoria, non ricordo, chissà!) dall&#8217;Alassio come squadra. Ai tempi non ci facevo neanche caso, intanto andavo a messa lo stesso, ma a posteriori mi fa inveire. <strong>Invettive</strong>.</p>
<p>Il secondo è, a ripensarci, assai paradossale. Le squadre in cui erano stato divisi i ragazzi dell&#8217;Alassio prendevano il nome da un certo insieme di <strong>squadre nazionali</strong>. Praticamente, invece di chiamarci squadra A, B, C o simili, c&#8217;era il Brasile, c&#8217;era la Germania, c&#8217;era l&#8217;Argentina, c&#8217;era la Spagna (in cui militavo io), c&#8217;erano altre squadre che ho rimosso, e c&#8217;era l&#8217;Italia. In un impeto di patriottismo che più miope non si può, chi aveva composto le formazioni aveva messo nell&#8217;Italia tutti i ragazzi più bravi, senza eccezioni. Il torneo, quindi era stato a senso unico con l&#8217;Italia che vinceva a mani basse tutte le partite. Ora, io mi chiedo cosa passi per la testa ad un allenatore che fa una scelta del genere: è solo questione di <strong>bieco patriottismo</strong>? Di replicare la vittoria al mondiale spagnolo appena passata? La sensazione di potere di forgiare un&#8217;altra vittoria dell&#8217;Italia, come Bearzot ma con dei ragazzini? Bisogna essere ben scemi, eh!<br />
Per il resto il Brasile era anche abbastanza forte, le altre squadre erano più o meno tutte uguali, tranne la mia che era decisamente più scarsa e <strong>sfigata</strong>: non avevamo nemmeno il portiere e ce ne veniva prestato uno a caso da un&#8217;altra squadra in occasione di ogni partita. Vivemmo solo il nostro momento di gloria nella partita contro l&#8217;Italia: alla fine del primo tempo vincevamo 3-1 e il pubblico rumoreggiava &#8220;L&#8217;Italia perde 3-1 contro la Spagna!&#8221;, ma purtroppo poi la partita finì 4-3 per gli azzurri. Fortuna imperatrix mundi.</p>
<p>E comunque, nel 2010, la Spagna vince i <strong>mondiali</strong>, sicuramente perché io ci militavo un quarto di secolo prima.</p>
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		<title>Pinguini in cucina III: Spaghetti alla cremagliera</title>
		<link>http://www.xxmiglia.com/index.php/2010/07/pinguini-in-cucina-iii-spaghetti-alla-cremagliera/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 09:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pinguini in cucina]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla cremagliera? E come saranno mai? E che relazione ci sarà con un ingranaggio lineare, piano o ad asta, che assieme ad una ruota dentata viene utilizzato in meccanica per convertire il moto rotatorio  in moto lineare continuo o viceversa? Leggete oltre e lo scoprirete!

I pomposissimi spaghetti alla cremagliera non sono altro che spaghetti con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.xxmiglia.com/images/golosino_spaghetti.jpg" title="golosino_spaghetti.jpg" alt="golosino_spaghetti.jpg" width="200" align="left" height="260" hspace="5" /><em>Alla cremagliera? E come saranno mai? E che relazione ci sarà con un ingranaggio lineare, piano o ad asta, che assieme ad una ruota dentata viene utilizzato in meccanica per convertire il moto rotatorio  in moto lineare continuo o viceversa? Leggete oltre e lo scoprirete!<br />
</em></p>
<p>I pomposissimi <em>spaghetti alla cremagliera</em> non sono altro che spaghetti con olio, acciughe e briciole di pane, e ovviamente non c&#8217;è nessuna relazione con l&#8217;ingranaggio lineare etc. Però mi mancava un nome sintetico per questo piatto, e invece che descriverlo con la lista dei suoi ingredienti ho deciso di battezzarlo con un nome a caso che suonasse bene(*). Come potete immaginare, è un piatto semplice e povero, ma ricco di gusto e di calorie (i Pinguini in Cucina non proporranno mai piatti dietetici, siatene certi!) e, soprattutto, autarchico.</p>
<p>(*) Avrei potuto azzardare forse &#8220;spaghetti alla Pollicino pescatore&#8221;, ma suona un po&#8217; scemino e privo della sussiegosità del nome che ho scelto. La so proprio lunga!</p>
<p><em>Nella foto, a Golosino gli spaghetti alla cremagliera non sono piaciuti.</em></p>
<p><u><strong>Prepararsi</strong></u></p>
<p>Dopo un piatto messicano e uno francese, e in attesa di quello cinese che tutti attendono ma che io centellino, finalmente propongo un piatto italiano. Quindi, per festeggiare il Belpaese, dovreste:</p>
<ul>
<li>mettere su un po&#8217; di buona musica italiana, stile Minghi o Toto Cutugno o Pupo. Se avete nel mangiacassette le sigle di cartoni dell&#8217;altra volta, potete riciclarle.</li>
<li>suggerire al CT una formazione per la nazionale di calcio.</li>
<li>indossare calzini bianchi, mutande rosse e cappello verde. Un po&#8217; come un elfo privo di gusto a capodanno.</li>
<li>suonare il mandolino.</li>
<li>inveire contro il governo senza muovere un dito per cambiare la situazione.</li>
<li>mangiare una fetta di Belpaese.</li>
</ul>
<p>No, dai, seriamente: il Belpaese no, sa di plastica. Vi serviranno invece i seguenti ingredienti, questi per sul serio:</p>
<ul>
<li>Spaghetti. Non esagerate, 100 g a testa o poco più. Casomai aveste ancora fame, c&#8217;è sempre il Belpaese da finire. Altri tipi di pasta, sia filiformi che di tipo corto, penso potranno andar bene, ma se io chiamo questo piatto &#8220;spaghetti alla cremagliera&#8221; e non &#8220;pasta alla cremagliera&#8221; è perché gli spaghetti sono meglio, no? Insomma, la finiamo di fare polemica? (sì, me le canto e me le suono)</li>
<li>Acciughe sott&#8217;olio o sotto sale: so che quelle sotto sale sono migliori, ma io ho sempre cucinato il piatto con quelle sott&#8217;olio, quindi non garantisco che venga identico (ma credo di sì). Vi serviranno 2-3 acciughe a persona.</li>
<li>Pane: non ne serve tantissimo, diciamo un 20-30 g a testa. A mio gusto, preferisco per questo piatto pane con molta mollica soda, quindi suggerisco di utilizzare pagnotte di grano duro fatte a fette. Attenzione a non commettere l&#8217;errore di sostituire le briciole di pane  col pangrattato, non è la stessa cosa!</li>
<li>Olio: extra-vergine di oliva, più buono è meglio è, e ne serve anche una discreta quantità. Se, come me, siete dei morti di fame e volete risparmiare, io consiglio quello della Coop, di buona qualità, piuttosto economico e pure italiano (ricordate che stiamo preparando un piatto autarchico!).</li>
<li>Acqua</li>
<li>Sale grosso</li>
</ul>
<p>E l&#8217;attrezzatura:</p>
<ul>
<li>Fornelli, due: per la prima volta nella storia di <em>Pinguini in Cucina</em> dovrete cimentarvi con due fornelli contemporaneamente! Tremate!</li>
<li>Forno o tostapane per tostare il pane.</li>
<li>Pentola per la pasta col suo coperchio</li>
<li>Padella per il condimento</li>
<li>Scolapasta</li>
<li>Cucchiaio di legno</li>
<li>Grembiule</li>
</ul>
<p><em>Nota bene</em>: non l&#8217;ho mai detto esplicitamente, ma ingredienti e attrezzatura devono essere nuovi per ogni ricetta, compresi i fornelli, ma non il grembiule. Quello dev&#8217;essere sempre lo stesso.</p>
<p><u><strong>Cucinare</strong></u></p>
<p>Se sapete già come si fa la pasta, questo sarà il piatto più facile di Pinguini in Cucina. Se non lo sapete, invece, oltre ad avere la disapprovazione di tutto il pubblico ed essere radiato dall&#8217;albo degli italiani, sarà più laborioso, perché non posso mica insegnarvi quanto sale ci va (12 grammi ogni litro d&#8217;acqua), come buttare gli spaghetti (gli integralisti dicono di non spezzarli, io me ne frego e spezzo) o come girarli (appena buttata la pasta perché non attacchi, dopo non serve più) o come scolarli (rovesciando la pentola sopra uno scolapasta messo in un lavandino) o quando sono cotti (dopo il numero di minuti indicato sulla confezione, ma per i piatti come questo che vengono ripassati in padella è meglio tirarli via un minutino prima). Per queste cose ci va un minimo di esperienza, non posso mica dirvelo io! Vi dirò invece i seguenti passi:</p>
<p>1) Indossate il grembiule e mettete a bollire l&#8217;acqua per la pasta. Mettete il sale subito, dai, non fate quelli che &#8220;così bolle prima&#8221;. Ne abbiamo <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2008/06/ci-vuole-la-stessa-quantita-di-calore/">già parlato</a>. Coprite invece col coperchio, ci mette parecchio di meno a bollire.</p>
<p>2) Mentre l&#8217;acqua si scalda, prendete la padella, e fateci sciogliere le acciughe. Per compiere quest&#8217;operazione che ha del miracoloso, metteteci una certa quantità d&#8217;olio (diciamo sufficiente a coprire la superficie della padella, ma che rimanga poco più di un velo) e le acciughe. A fuoco medio-basso, spezzettate i simpatici pescetti col cucchiaio di legno e vedrete che, come per magia, pian piano si scioglieranno. Io rimango sempre incantato di fronte a questo spettacolo. Quando sono sciolte, spegnete il fuoco, ma lasciate la bottiglia dell&#8217;olio accanto alla padella. Vi servirà, eccome se vi servirà!</p>
<p>3) Accendete il forno o il tostapane, ma attendete a metterci dentro il pane. L&#8217;acqua bolle? Bene, buttate la pasta, giratela e subito dopo mettete a tostare il pane. Quest&#8217;ultimo dovrà risultare bello croccante ma non bruciato, quindi tenetelo d&#8217;occhio.</p>
<p>4) Ora viene il bello. Scolate la pasta (come detto sopra, un po&#8217; più al dente di quanto siate usi fare e riversatela in padella. Alzate il fuoco, e iniziate a sbriciolare a mano il pane. Sì, a mano, le briciole devono essere irregolari: concedevene alcune parecchio grosse, meritano. Usate pure sia la crosta che la mollica, in proporzioni secondo il vostro gusto. Contemporaneamente girate la pasta, e aggiungete olio. Il pane si &#8220;mangerà&#8221; una tonnellata di olio, quindi dovrete metterne ancora. E&#8217; questo il segreto calorico degli Spaghetti alla Cremagliera, il fatto che ci sono un sacco di grassi ma non sembra. Quando tutto vi pare pregno d&#8217;olio, togliete dal fuoco. Guardandola, vi sembrerà che manchi qualcosa: sì, aggiungete ancora un po&#8217; d&#8217;olio a crudo. Ci sta bene.</p>
<p>Facile, no?</p>
<p><u><strong>Mangiare, bere, varianti e impatto anale</strong></u></p>
<p>Servite in tavola con la padella, fa allegria. Occhio però che, come tutti i piatti a base di spaghetti che siano ben conditi, è facilissimo sporcarsi, quindi non fate i fighi col tovagliolo sulle ginocchia, vi ritroverete con una patacca gigante sulla camicia rosa. Potete tenere il grembiule, oppure, ancora meglio, indossare il tovagliolo come Poldo Sbaffini legandolo dietro il collo. Per quanto riguarda il vino, è palese che si tratti di un piatto che si accompagna a un bianco, magari un po&#8217; deciso. Per campanilismo, non posso non suggerire un Pigato.</p>
<p>Ora, se parlate di questo piatto in giro, ci sarà chi dice è meglio con altri ingredienti. Troverete chi suggerisce il pangrattato, e voi li guarderete con compatimento perché non sanno cosa si perdono coi bricioloni imbevuti d&#8217;olio; chi asserisce che ci sta il prezzemolo, e voi sbufferete dicendo che magari sì, però è inutile; infine, e sono i più numerosi e i più malvagi, ci saranno coloro che sosterranno la necessità dell&#8217;aglio. Questi ultimi li prenderete a cartoni in faccia per la loro impudenza. Mi sembrano invece alternative sperimentabili (ma non sperimentate da me in prima persona) l&#8217;aggiunta di pinoli, o di formaggio grattato nel piatto, o una spolveratina di pepe o di peperoncino. Tra le tre, i pinoli è quella che mi ispira di più.</p>
<p>L&#8217;impatto anale è basso. Il piatto si digerisce bene, magari fa venire un pochino di sete ma intanto avete il vostro Pigato bello fresco, non dà alito cattivo (se non l&#8217;avete già per gli affari vostri) e la cacca sarà perfettamente normale, forse solo leggermente più facile per le quantità di olio che avrete usato. Ottimo piatto quindi per stupire la vostra futura dolce metà al primo appuntamento con le vostre doti culinarie: basta che vi ricordiate di mettervi il tovagliolo sulla camicia rosa.</p>
<p>Un buon appetito autarchico!</p>
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		<title>Vasco, ovvero due generazioni di cantanti trasgressivi a confronto</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 11:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Odia gli stupidi]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, nel magico mondo di Odia gli stupidi (che ormai da tempo non parla più di sigle di cartoni, ma credo che chiunque non sia un forumista di SigleTV se ne farà una ragione) tratteremo la canzone Vasco di Jovanotti. Gulp. Un minimo di contesto per chi non c&#8217;era: Jovanotti, in arte Lorenzo Cherubini, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, nel magico mondo di <em>Odia gli stupidi</em> (che ormai da tempo non parla più di sigle di cartoni, ma credo che chiunque non sia un forumista di SigleTV se ne farà una ragione) tratteremo la canzone <em>Vasco</em> di Jovanotti. Gulp. Un minimo di contesto per chi non c&#8217;era: Jovanotti, in arte Lorenzo Cherubini, che ormai da una quindicina d&#8217;anni si spaccia per una persona seria, ha esordito nel 1988 con un album e qualche singolo di pseudo-rap. Cantava in inglese pezzi del calibro di<em> Gimme Five, Gimme Five 2  </em>e <em>Go Jovanotti Go.</em> L&#8217;anno successivo, come tappa obbligata di ogni cantante come si deve, si propose a Sanremo con un brano ambiguamente chiamato <em>Vasco. </em>Nella serata d&#8217;esordio scivolò sui fiori e comunque non vinse, arrivando quinto: di fronte alla corrazzata Oxa/Leali, a Toto Cutugno e ad Albano e Romina non c&#8217;era niente da fare. Se volete scandalizzarvi, sappiate che quell&#8217;anno c&#8217;era Mia Martini con <em>Almeno tu nell&#8217;universo</em> che arrivò nona. Arricchivano il cast anche Renato Carosone che arrivò quattordicesimo con <em>&#8216;Na canzuncella doce doce, </em>Raf con <em>Cosa resterà di questi anni &#8216;80? </em>(*) che finì quindicesimo e financo Francesco Salvi e la sua <em>Esatto</em> che giunse settimo. Che edizione coi fiocchi! Beh, tutto chiaro? Partiamo!</p>
<p>(*) Il commento pressoché uniforme di tutti i giornalisti e critici al  pezzo di Raf era &#8220;Di sicuro non questa canzone!&#8221;. Il brano fa cagare, ma  invece lo ricordano ancora tutti. Tiè!</p>
<p><em><font class="testo">Vai così, è una figata perché una storia così non  c&#8217;è mai stata<br />
che ci ammazziamo, ci divertiamo, facciamo i scemi<br />
e qualche volta pensiamo</font></em></p>
<p>Nel 1989 ogni tanto leggevo <em>Oggi</em>, rivista perbene filosabauda comprata da  mia nonna.  Le settimane prima di Sanremo, che per il pubblico oggesco era un appuntamento di gran rilievo, venivano analizzati i testi delle canzoni, in attesa di poter finalmente ascoltare i pregevoli brani. Una sorta di <em>Odia gli stupidi</em> in nuce, se volete. Il giornalista, su <em>Vasco, </em>ebbe da dire: &#8220;E&#8217; incomprensibile come la commissione censura di Sanremo abbia lasciato passare termini come <em>figata</em> e <em>sputtanare</em> (nei versi seguenti NdXX)&#8221;. In effetti sono un po&#8217; turbato da questa parola che non voglio ripetere per decenza, ma sono ancora più turbato da quel &#8220;noi&#8221;. Mi spiego: intorno a Jovanotti era stato creato da Cecchetto una sorta di movimento markettaro-festaiolo, una <em>granfaloon </em>come ce ne sono pochi: è questo ciò a cui si riferisce L.C. con &#8220;figata&#8221; e &#8220;storia&#8221;. Il denominatore comune a quel &#8220;noi&#8221; era &#8220;divertirsi&#8221;, che nel senso del Jovanottismo era andare in discoteca, o come dice lui &#8220;ammazzarsi, divertirsi, fare i scemi e qualche volta penzare&#8221; (sic). Mi ha sempre disturbato l&#8217;ipocrisia di quest&#8217;ultimo verbo, e non solo per la z al posto della s nella pronuncia di Jovanotti: in realtà non si riferisce tanto a&#8221;filosofeggiare&#8221; o chissà che, ma più prosaicamente a &#8220;non esagerare con lo sballo&#8221;. Seguono maggiori dettagli sul concetto.</p>
<p><em><font class="testo"> non c&#8217;è problema, no,  è tutto OK<br />
Numero Uno, faccio quello che farei<br />
E quando torni facciamo festa senza nessuno che ci lasci la testa  </font></em></p>
<p>Il &#8220;penziamo&#8221; di prima suona ancora più stonato con i due versi successivi: va tutto bene, io faccio quello che mi pare. Ma! Attenzione! Arriva il tema della canzone: <em>senza nessuno che ci lasci la testa. </em>Cioè: va bene divertirsi, ma facciamo i bravi, &#8220;penziamo&#8221;, cioè; non viene mai detto esplicitamente, ma <em>Vasco</em> è una canzone contro la droga. L&#8217;unica possibile spiegazione di questa reticenza (se vogliamo escludere un intento artistico, cosa che mi sento di fare) la possiamo trovare nel ritornello e nella sua contestualizzazione.</p>
<p><em><font class="testo">No, Vasco ! No, Vasco, io non ci casco<br />
per quelli che alla notte ritornano alle tre<br />
No, Vasco ! No, Vasco, io non ci casco<br />
per quelli come te, per quelli come me  </font></em></p>
<p>Vasco. A chi pensate quanto sentite questo nome, soprattutto nel contesto della musica italiana? Vasco de Gama? Vasco Gonçalves? Vasco Pratolini? Magari sì, so che siete un po&#8217; scemi, ma mi permetto di credere che più probabilmente vi  verrà in mente Vasco Rossi, noto cantante e noto tossicomane. E&#8217; quindi iperevidente che il succo della canzone è: &#8220;Io voglio divertirmi e riconosco Vasco Rossi come uno dei miei miti, ma non voglio djrogarmi perché questo è male&#8221;. Tutto facile,no? No! Jovanotti e il suo entourage negavano con insistenza e pazienza che la canzone fosse riferita a Rossi. Probabilmente era una questione legale, per evitare querele da parte del tossicodipendente in questione (anche se, tra tutti i suoi difetti - che sono tanti! -, non mi pare abbia quello di fare causa a destra e a manca), ma allora si poteva nasconderela cosa un po&#8217; meglio magari cambiando nome (anche se poi non faceva rima con &#8220;casco&#8221;, sono problemi&#8230;). Quindi, ufficialmente Vasco non parla di Vasco Rossi.<br />
Se la trasgressione più grande, quella della djroga, è vietata ai giovani d&#8217;oggi (cioè, di vent&#8217;anni fa&#8230;), Jovanotti però ne fa di altre più blande ma più adatte a un pubblico sanremasco-italiaunoesco (Jovanotti è un prodotto di Deejay Television, ai tempi su Italia 1): oltre a dire le parolacce come la già citata &#8220;figata&#8221; del primo verso, qua i giovani vengono presentati come zuzzurelloni perché tornano alle tre, seconda Blanda Trasgressione. Che poi al giorno d&#8217;oggi è l&#8217;ora in cui si entra in discoteca, e già solo tre anni dopo gli 883 gorgheggiavano: &#8220;quando torni a casa alle sei, s&#8217;inkazza&#8221; (ancora più trasgressivo perché usa la &#8220;k&#8221;. Ma agli 883 arriveremo un&#8217;altra volta&#8230;).</p>
<p><font class="testo"><br />
<em>Oh, mamma stasera esco prendo la moto, sì, ma senza casco<br />
Andiamo in centro, viene anche Vasco<br />
torno tardissimo, fuori fa fresco<br />
sì che sto attento, io son mica matto, è tutto a posto, vai !<br />
Tu vai a letto, tu e le tue amiche m&#8217;avete rotto<br />
Siete voi, siete voi che avete capito tutto</em></font></p>
<p>Secondo verso, una serie di Blande Trasgressioni da paura: il giovane d&#8217;oggi va in moto e per di più senza casco (nel 1989 era facoltativo per i maggiorenni. Bravi fessi, credo sia meno rischiosa l&#8217;eroina!); il giovane d&#8217;oggi va in centro, luogo di perdizione; il giovane d&#8217;oggi torna tardi e se ne frega persino delle condizioni atmosferiche; il giovane d&#8217;oggi, infine, nella più grande delle Blande Trasgressioni, non ha rispetto per gli anziani, ed è persino sarcastico nei confronti dei genitori. Ma che fine faremo. Contemporaneamente, però, viene ribadito il fatto che la trasgressione è &#8220;sicura&#8221;&#8230;il che, non è difficile intuirlo, è una contraddizione in termini. Infatti la mamma è preoccupata, ci ha proprio ragione!<br />
Mi piace però, nonostante tutto, il riferimento &#8220;viene anche Vasco&#8221;, che secondo me non significa tanto che Vasco è uno del gruppo, ma piuttosto che  i giovani d&#8217;oggi se lo portano dietro come una sorta di bagaglio culturale sottinteso.</p>
<p><font class="testo"><br />
<em>No, Vasco ! No, Vasco ! &#8230;<br />
E invece Vasco questa sera non c&#8217;è<br />
chissà perché fratello ce l&#8217;hai con me<br />
Oh, dimmi con chi sei, da un po&#8217; non ci sei mai<br />
Vasco, tu sei noi, non ci sputtanare, dai !</em></font></p>
<p>Dopo il secondo ritornello, Cherubini Lorenzo si rivolge a due interlocutori immaginari: gli organizzatori di Sanremo e Vasco stesso. La prima è un po&#8217; imbarazzante: non è che a Sanremo non vogliono Vasco Rossi perché sono troppo bacchettoni per ospitare un drogato, tantopiù che sicuramente ce ne sono tantissimi altri meno plateali del cantautore emiliano, ma perché a quest&#8217;ultimo non conviene andare a Sanremo. Che ci va a fare uno che riempie gli stadi, perché dovrebbe mettersi in gioco? E la cosa peggiora se estendiamo il concetto di &#8220;Vasco&#8221; a &#8220;i giovani d&#8217;oggi che sono rappresentati da Vasco Rossi in quanto eroe&#8221;: razza di fesso, sei lì, perché dici che non ci sei?!? E se ce l&#8217;abbiamo con te (scusate, mi sono immedesimato nel manager sanremese) avremo anche le nostre buone ragioni!<br />
L&#8217;apostrofe a Vasco ripete il concetto già ben chiarito: Vasco è uno di noi, ma ha preso una brutta strada e in quanto tale getta fango su tutto il movimento dei giovani d&#8217;oggi. Tutto questo è intollerabile! Bisogna per forza dire una parolaccia!</p>
<p><font class="testo"><em>No, Vasco ! No, Vasco, io non ci casco<br />
Perché io non mi fido di chi non suda mai<br />
No, Vasco ! No, Vasco che mica ci facciamo tradire dai guai&#8230;<br />
Sudi o no? Sudi o no?</em></font></p>
<p>Il concetto di &#8220;sudare&#8221; dovrebbe dividere i giovani d&#8217;oggi dai matusa: suppongo che la contrapposizione immaginaria sia tra un tipo che si scatena in discoteca e un signore in giacca e cravatta che lo guarda con disprezzo. Quello però che Jovanotti non dice è che in discoteca se non sudi è meglio perché aumenti le probabilità di rimorchiare, e che coi vestiti formali si suda un sacco.</p>
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		<title>Il giovane Luca alle prese col malvagio professor Enzo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Aneddoti inconcludenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi sfoderiamo un po&#8217; di rancore.
Nel luglio 1989 partecipai alla mia prima vacanza studio in terra anglofona, per la precisione a Nottingham, nel centro dell&#8217;Inghilterra, con soggiorno presso una famiglia. Non fu un&#8217;esperienza molto felice: un po&#8217; ero troppo babanotto per poter godermi l&#8217;esperienza, un po&#8217; la compagnia non era un granché, un po&#8217; la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oggi sfoderiamo un po&#8217; di rancore</em>.</p>
<p>Nel luglio 1989 partecipai alla mia prima <strong>vacanza studio</strong> in terra anglofona, per la precisione a Nottingham, nel centro dell&#8217;Inghilterra, con soggiorno presso una famiglia. Non fu un&#8217;esperienza molto felice: un po&#8217; ero troppo babanotto per poter godermi l&#8217;esperienza, un po&#8217; la compagnia non era un granché, un po&#8217; la città la ricordo come bruttina.  E soprattutto la spedizione era guidata dal <strong>professor Enzo</strong>.</p>
<p>Curiosamente ho rimosso il cognome di questo malefico signore, ma ho davvero un <strong>pessimo ricordo</strong> di lui come persona e come insegnante. La vacanza era organizzata dal Don Bosco di Alassio, istituto che è noto per cercare di inquadrare i ragazzi in modo molto preciso per mantenerne il controllo: ad esempio vengono stabiliti i tempi di studio e si costringono i ragazzi a dedicare un tot di tempo a ogni materia: oggi dalle 14 alle 15 studiate latino, e non importa se sapete già la lezione, al massimo fissate il vuoto, e pazienza se non imparate a gestirvi e maturate, l&#8217;importante è che sappiate la <strong>perifrastica passiva</strong>. Enzo si adattava perfettamente a questa filosofia. Era infatti molto scrupoloso nel controllare i movimenti di tutto l&#8217;entourage, arrivando a telefonare tutte le sere in ogni casa per verificare se fossimo usciti. Infatti, secondo le sue regole, non si poteva uscire se non col gruppo intero o al massimo con la famiglia ospitante. A chi era preso in fallo, spettava la temutissima <strong>Telefonata a Casa</strong>: Enzo prendeva e telefonava in Italia dicendo &#8220;Suo figlio è uscito!&#8221;. Per quanto mi riguarda, come dicevo, ero un po&#8217; babanotto e poi la mia casa era un po&#8217; fuori mano, quindi non mi ero neanche posto il problema di uscire, ma suppongo che se l&#8217;avessi fatto e fossi stato beccato, i miei avrebbero detto &#8220;Embe&#8217;? Se è uscito è perché aveva qualcosa da fare!&#8221;.</p>
<p>Come tutti i <strong>capetti</strong> fascistelli, Enzo pretendeva che gli altri rispettassero le <em>sue </em>regole ma si riteneva al di sopra delle altre. Ad esempio, durante le lezioni, si metteva a fumare nonostante i divieti ben esposti nelle aule. A chi gli chiedeva spiegazioni, lui rispondeva scrollando le spalle: &#8220;Rules are done to be broken&#8221;, le regole sono fatte per essere infrante.<br />
Una sera, riportai alla mia famiglia ospitante questo comportamento, e li vidi stupitissimi. Non per la ribalderia del nostro supposto educatore, ma perché proprio <strong>non riuscivano a capire</strong> il senso della frase: le regole sono regole, che diamine! Non son mica fatte per essere infrante, devono essere rispettate! Era un po&#8217; come se gli avessi detto qualcosa privo di senso come &#8220;ho messo un autobus nel panino per migliorare l&#8217;acustica della Lettonia&#8221;. Gli <strong>esterofili </strong>potranno interpretare il loro stupore come indizio dell&#8217;integrità dei popoli nordici che non riescono nemmeno a concepire l&#8217;idea di considerare le regole come spazzatura, mentre gli <strong>xenofobi </strong>sosterranno che in fondo è una battuta, e che l&#8217;onestà non dovrebbe pregiudicare la capacità di comprendere una gag, per quanto stupidina, e che quindi i popoli nordici sono un po&#8217; duretti di comprendonio. Infine, i più malvagi potrebbero sostenere che fossero le mie scarse doti nella lingua d&#8217;Albione a compromettere la loro comprensione. Ma vi assicuro che non è così.</p>
<p>E per concludere il ritratto di Enzo: la partenza per la Gran Bretagna avvenne da Nizza con <strong>Air France</strong> perché &#8220;Alitalia fa sempre scioperi&#8221;. Al ritorno ci fu uno sciopero improvviso e selvaggio di Air France che ci costrinse a stazionare in aeroporto per oltre sei ore. Ok, magari questa non è colpa sua, ma mi andava di infierire!</p>
<p><em>Update: mi fanno notare che è più corretta l&#8217;espressione &#8220;Rules are MADE to be broken&#8221;, però sono abbastanza certo di aver sentito &#8220;done&#8221;. Potrebbe essere una quarta spiegazione alla perplessità dei nottinghamesi e un ulteriore indice dell&#8217;incompetenza di Enzo, oppure una conferma della mia scarsa memoria. Scegliete voi.</em></p>
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		<title>Cinque puntate perdute di Holly e Benji</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 12:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo so, crediamo di averle viste tutte alla nausea le puntate della classica serie Holly e Benji due fuoriclasse (aka Captain Tsubasa aka Che Campioni Holly e Benji) : la prima, la seconda serie, gli OAV sulla nazionale e i remake.  Ma non è così: la tv non ci ha detto tutto. Solo i più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so, crediamo di averle viste tutte alla nausea le puntate della classica serie <em>Holly e Benji due fuoriclasse</em> (aka <em>Captain Tsubasa</em> aka <em>Che Campioni Holly e Benji</em>) : la prima, la seconda serie, gli OAV sulla nazionale e i remake.  Ma non è così: la tv non ci ha detto tutto. Solo i più informati, infatti, hanno visto cinque puntate perdute. E io mi picco di essere uno di essi. Degli informati, cioè.</p>
<p><strong>Il gemello perduto</strong></p>
<p>La Newteam incontra ancora una volta la Hot Dog dei gemelli Derrick, ma la aspetta una sorpresa: Jim Derrick, il terzo gemello che finora era stato in Germania a studiare per diventare ispettore. Lo stupore si muta in sconcerto quando Jason, James e Jim sfoderano il nuovo tiro speciale: il Panino al Wurstel, omaggio alla propria squadra. Si tratta di una variante della Catapulta Infernale, in cui Jason e James agganciano contemporaneamente Jim coi piedi e lo scagliano velocissimo in avanti, permettendogli di andare a segnare di piede o di testa. La potenza è tale che vengono sollevate zolle d&#8217;erba, al che James commenta asciugandosi il moccio col dito: &#8220;Che panino al wurstel è senza insalata?&#8221;. Holly, dopo un attimo di sconforto, trova la soluzione piazzandosi coraggiosamente di fronte a Jim quando sta per essere scagliato, facendo in modo di farsi fare fallo. &#8220;Coi wurstel ci vanno i crauti, non l&#8217;insalata!&#8221; è il suo commento dopo la rimonta e la vittoria.</p>
<p><strong>Rigore a porta vuota</strong></p>
<p>Nel girone eliminatorio  del Campionato Nazionale il sorteggio porta ancora una volta la Newteam di Holly Hutton e la Toho di Mark Lenders a confrontarsi. La partita finirà in un rocambolesco pareggio 3-3, quindi il primo posto nel girone verrà deciso dalla differenza reti. Entrambe le squadre devono ancora affrontare la Doner Kebab, ed entrambe si ritroveranno nella stessa situazione: viene assegnato un calcio di rigore alle due contendenti, e il portiere Peter Fries, spaventato dalla potenza di fuoco dei due numeri dieci, non osa mettersi in porta. Mark non avrà pietà e segnerà a porta vuota sfondando la rete, mentre Holly preferisce passare il pallone con dolcezza a Fries, per insegnargli che il pallone è il suo migliore amico. Come conseguenza sarà la Toho ad arrivare prima nel girone e la Newteam dovrà affrontare avversari assai più ostici nel suo cammino verso la finale.</p>
<p><strong>Il tiro ipnotico</strong></p>
<p>La Newteam affronta la Mandrake (pronunciato &#8220;Mandrache&#8221;), squadra nota per il famigerato &#8220;Tiro ipnotico&#8221; del capitano Gus Goldwing. Quest&#8217;ultimo è in grado di imprimere al pallone un tale effetto per cui tutti coloro che lo guardano rimangono paralizzati e impossibilitati a muoversi (durante l&#8217;ipnosi, ovviamente, ci sarà un florilegio di flashback). Il tiro è talmente efficace che nessun membro della Newteam è in grado di contrastarlo, e ogni azione di gioco si conclude con un gol. Per fortuna la Mandrake è assolutamente incapace in difesa, quindi i gol si accumulano fino all&#8217;incredibile risultato di 23-23. Allo scoccare dell&#8217;ultimo minuto, però, Bruce Harper ha un&#8217;idea: chiudere gli occhi quando il tiro viene scoccato. Giocando al buio e basandosi solo sul suono del pallone, Holly riuscirà a neutralizzare il Tiro Ipnotico e vincere 26-23.</p>
<p><strong>Il mistero della Mythos</strong></p>
<p>Anche la Flynet di Phillip Callaghan affronta un avversario inedito ed ostico: la Mythos, squadra famosa per essere particolarmente resistente. Nel secondo tempo, infatti, quando la fatica della partita si inizia a sentire, la Mythos è fresca come una rosa e, forte di un gioco basato sul movimento continuo dei giocatori, finisce per rimontare e fare polpette di tutti i suoi avversari. Il primo tempo finisce 2-0 per la Flynet, ma è nella ripresa che tutti sono col fiato sospeso: infatti la squadra di Hokkaido, nonostante la durezza dei suoi allenamenti nella neve, pian piano cede alla velocità e alla resistenza dei giocatori della Mythos e a pochi minuti dalla fine perde per 4-2. La manager della Flynet Mary Aircrosser, però, vedendo da vicino un avversario e notandone una cicatrice, ha un sospetto: si mette un paio di baffi finti e si introduce nello spogliatoio della Mythos dove scopre che questa squadra è composta da undici coppie di gemelli identici: un gemello gioca il primo tempo, mentre il secondo entra nella ripresa in modo da essere freschissimo. Mary corre, va dall&#8217;arbitro cercando di spiegargli la situazione ma a causa dei baffi finti non è riconosciuta dal direttore di gara, che fischia il termine dell&#8217;incontro ignorando le sue proteste. In seguito la situazione viene a galla, ma essendo ormai impossibile provare la condotta smargiassa della Mythos, la vittoria di quest&#8217;ultima viene confermata. Nel turno successivo, però, l&#8217;arbitro verificherà i giocatori mettendo loro dei braccialetti e la Mythos perderà con ignominia.</p>
<p><strong>A piedi nudi dalle isole</strong></p>
<p>E&#8217; invece la Mambo di Julian Ross che affronta la Bossanova, proveniente da un&#8217;isola presso Okinawa. La Bossanova ha la caratteristica di giocare a piedi nudi: il regolamento del calcio per giovani virgulti infatti non richiede in Giappone l&#8217;uso di scarpe durante le partite. La grande sensibilità che deriva dal contatto diretto col pallone permette alla squadra del sud una grandissima precisione nei tiri, da cui deriva una strategia particolare e molto efficace, soprattutto contro la tattica del fuorigioco messa in atto dalla Mambo. Tutti i giocatori stanno in difesa, tranne le punte che stanno però sempre nella propria metà campo. Appena il pallone viene conquistato, viene scaraventato lontanissimo, verso la bandierina del calcio d&#8217;angolo, dove rimbalza e ritorna in mezzo all&#8217;area, con le suddette punte pronte a insaccare. L&#8217;incredibile strategia combinata alla strenua difesa della Bossanova la porteranno in vantaggio per 3-0. Ci vorrà tutta l&#8217;energia di Julian Ross (e un nuovo farmaco per il suo cuore malato sviluppato durante il secondo tempo dai Laboratori Eggfield) per ribaltare il risultato e vincere ai rigori.</p>
<p><em>(Tsuzuku</em>?)</p>
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		<title>Annecy 2010 parte prima: lungometraggi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 06:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pseudo-recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Vedo già Joril strozzarsi col vitaminico katsudon che stava sgranocchiando davanti al pc e Kotekino inveire &#8220;Per Belenos! Per Toutatis!&#8221;: ma come?!? Non avevi detto che quest&#8217;anno avevi saltato il festival e quindi avresti rinunziato ai consueti pallosissimi resoconti? Certo! E&#8217; per questo chegli articoli del 2010 saranno scritti da Mastro Botty, e solo commentati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><em>Vedo già Joril strozzarsi col vitaminico katsudon che stava sgranocchiando davanti al pc e Kotekino inveire &#8220;Per Belenos! Per Toutatis!&#8221;: ma come?!? Non avevi detto che quest&#8217;anno avevi saltato il festival e quindi avresti rinunziato ai consueti pallosissimi resoconti? Certo! E&#8217; per questo chegli articoli del 2010 saranno scritti da <strong>Mastro Botty</strong>, e solo commentati da me (nonché corretti dove non mi piaceva come aveva scritto, che diamine, questa è casa mia e qui comando io!). I miei commenti in corsivo.<br />
</em>
</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Partiamo subito con una considerazione di carattere generale: la consueta mandria di  gente con borsa e badge al collo che gli altri anni praticamente soppiantava la popolazione locale, quest&#8217;anno non si è vista&#8230; Gran numero di  persone, sì, ma non così eclatante. Io me lo sono spiegato con tre possibili ipotesi  (non ho ancora scelto quella da ritenere vera&#8230;. fate voi, o aggiungetene  altre): c&#8217;erano effettivamente meno partecipanti, per i più svariati motivi  (meno soldi? Si era sparsa la voce che Luca XXmiglia non ci sarebbe stato? Mah!); c&#8217;era lo stesso numero di persone ma una considerevole percentuale si è rotta le palle di andare in giro  festonata con borsa e badge (tendo ad escluderla); i locali, complice il bel tempo  (che io in realtà gli anni scorsi non avevo mai visto) hanno deciso in massa di  uscire e godere della loro splendida cittadina riducendo l&#8217;impatto percentuale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"> <em>Mumble&#8230;intanto non sono mica tanti quelli che vanno in giro con la borsa, che è oggettivamente più scomoda di un italico zainetto. I badge a volte si tende a nasconderli, soprattutto se, come l&#8217;anno scorso, i portabadge sono difettosi e tendono a rompersi verso il giovedì. Magari c&#8217;era più gente autoctona in giro, ma anche se l&#8217;impatto percentuale varia non cambia quello del numero assoluto. Insomma, l&#8217;unica possibilità ragionevole è la prima che citi: che si fosse saputo che io non c&#8217;ero e che quindi mancasse lo stimolo primario a recarsi nella lacustre cittadina. Sì, non c&#8217;è dubbio.<br />
</em></span>
</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Altra considerazione importante, il nostro scout (nel senso US Army del  termine, non nel senso badenpauelliano) Spacca ha scoperto un luogo dove fanno il  caffè meglio che nello Chalet a Crepe (anche se con cameriere più brutte);  per non dire della recente apertura di un Sushi restaurant in zona Pierre Lamy,  che è stato prontamente collaudato (si puo` andare, l&#8217;anno prossimo, tested  and approved).</span></p>
<p class="MsoNormal"><em>L&#8217;immagine di Spacca vestito da scout è impagabile. Infatti non la pagherei. Stigmatizzo invece il sushi: che diamine, siete in Haute Savoie, patria della tartiflette, e vi andate a cibare di pesce vecchio di giorni, e quindi con poche vitamine? Scuoto la testa in segno di disapprovazione e vi informo che ad Annecy 2011 nessuno mangerà sushi se non ha mangiato </em><em>prima </em><em>almeno una tartiflette, una tartare di manzo, due crepe (o galette) e un assiette du terroir.</em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Nota finale ‘extra evento’, la Grande Salle ha raggiunto livellio termici degni della  Pierre Lamy. Solo che in Gran Salle ci sono 2000 persone&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT"><em>Ciccio, tu non sei stato nella Pierre Lamy nel 2003, l&#8217;estate più calda del millennio, e non hai idea di cosa sia una sala bollente. (Aggiungo come nota di colore che nel 2003, mio anno di novellinato ad Annecy, ero andato su pieno di maglioni e pantaloni lunghi perché mi avevano detto che faceva freddo. Stolti consigliori!) </em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">E ora veniamo all&#8217;evento vero e proprio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><em>Era ora.</em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">La programmazione di quest&#8217;anno, tanto per iniziare, era un discreto scoglio, quantomeno all&#8217;apparenza, visto che pareva nettamente privilegiare i corti in  concorso e i lunghi, sia in concorso che fuori concorso, a discapito degli altri  programmi. In realtà alla fine non è stato proprio così perché son riuscito a  vedere tutti i corti fuori concorso, un paio di film di scuola, oltre ai  commissioned e un paio di retrospettive. Però in concomitanza dei corti della sera  in Grande Salle, c&#8217;era, alla Petite Salle, la retrospettiva completa dei  vincitori di Annecy, da quando e` stato creato ad oggi. Unica programmazione  possibile, in quell&#8217;orario. Che, come è chiaro, può essere un po&#8217; fastidioso&#8230; </span></p>
<p class="MsoNormal"><em>Non mi è chiaro in cosa consistesse il privilegiamento dei corti in corcorso e dei lunghi rispetto agli altri programmi. E&#8217; una mera questione di orari? Comunque consolati&#8230; a vedere i vincitori di Annecy, avresti dovuto riguardare anche i bambini sudanesi!</em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il concorso.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">I lungometraggi erano ben 7. Non mi ricordo, onestamente, quanti fossero gli altri anni,  ma mi sembra un buon numero. Di questi 7 ne ho visti 5, perdendomi  scioccamente quello di Trondheim (basato su un soggetto suo, sì, non saltatemi dalla  sedia pensando che LT si sia dato all&#8217;animazione senza avvertirvi) che avevo  bollato come cazzata (mal me ne incolga) e rifiutandomi invece di vedere One  Piece (di cui sono in overdose solo che da cosplayer).</span></p>
<p class="MsoNormal"><em>Il lungometraggio di Trondheim è tratto da </em>Allez raconte<em>, una sua opera molto personale in cui il nostro rivive le favole che raccontava ai suoi figli da piccoli: sono storie folli, sconclusionate, ricche di immaginazione e per questo spassosissime. Ne era già stata fatta una serie, e ora si attendeva per il lungometraggio. Che Botty avrebbe dovuto vedere, ovviamente. </em>One Piece <em>è roba di gente che si mena con un bel design gommoso. Secondo me un lungo si può anche vedere, c&#8217;è di peggio in giro.<br />
</em>
</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il livello di questi 5 era tutto sommato accettabile, con un solo sconfinato abisso costituito dal <em>Beavis and Butthead</em> cinese, <em>Piercing I</em> di Jian  Liu&#8230; Corruzione e ingiustizia esistono anche in Cina&#8230; </span><span> </span>(&#8221;sai  la novità&#8221; &#8220;no, invece è importante che si faccia un film così, vuol dire che la cina si  apre&#8221; &#8220;no, è esattamente il contrario. E&#8217; innegabile che esistano corruzione e ingiustizia, ci faccio fare un film che così sembra che sono un paese democratico&#8221; fu il dialogo Botty - resto del mondo&#8230; ma è noto che io sia un cinico e anche un po&#8217; arido&#8230;). Comunque il film era brutto.</p>
<p class="MsoNormal"><em>Non ho capito, </em>Beavis and Butthead<em> parlano di corruzione?</em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Carino ,nel suo essere una favoletta per bambini, <em>Kerity et la maison des contes</em>,  a cui è anche stata assegnata la Menzione Speciale. Naturalmente gli  integralisti hanno subito avversato che la sceneggiatura era fatta a rampazzo e che  non era realistico (belin, è una fiaba per bambini, dico io) che c&#8217;era troppo affidarsi al caso come espediente narrativo (belin, è una fiaba per  bambini, ripeto io), che si prende il pubblico per scemo, perché i pretesti di  base non sono credibili (belin, è una fiaba per bambini, insisto io, cominciando  a mulinare una mazza ferrata). Comunque ha vinto. </span></p>
<p class="MsoNormal"><em>Hai torto: il fatto che un&#8217;opera sia diretta ai bambini non deve pregiudicarne la coerenza, la validità della struttura narrativa e la credibilità.</em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il grande atteso dallo spettatore offstream (tutti i mainstream avevamo <em>Fantastic Mr.  Fox</em> di Wes Anderson. Non ne parlo perché ne hanno gia` parlato dovunque. A  me è piaciuto. Ha vinto il Cristal. Direi che basta e avanza, come  recensione) era <em>Summer Wars</em> di Mamoru Hosoda, che gli ammiratori de <em>La ragazza che  saltava nel tempo</em> attendevano in questa nuova prova. Non ho visto ‘la ragazza’,  ma se era come questo, tutto sommato non ne sento troppo la mancanza. Si  commentava che ha perso l&#8217;occasione per essere la versione anime di &#8220;Speriamo che  sia femmina&#8221;, visto che l&#8217;incipit aveva un po&#8217; questo sapore. Dopo un tot di tempo, che non saprei quantificare, parte lo svacco. In crescita  esponenziale. Non ero pronto. Pollice verso. Mi dispiace Paolo e Giovanni, ma proprio  non si poteva guardare.</span><br />
Soprattutto, era  l&#8217;ennesima parabola sui pericoli della rete, mi viene il latte alle ginocchia ogni volta che si  sfiora l&#8217;argomento, ormai (vedi anche alla voce &#8220;faciloneria&#8221;).
</p>
<p class="MsoNormal"><em>Non so niente di questo film, ma </em>La ragazza che saltava nel tempo<em> è una roba discreta, non un capolavoro ma affascinante per il suo spirito &#8220;eighties&#8221;. Non ho capito bene di che parla questo qua, ma è vero che la rete è pericolosa, se esistono siti come </em>Pinguini nel salotto!</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Il mio favorito era <em>Metropia</em>, di Tarik Saleh, film svedese (ché in Svezia</span><span>   </span>non producono solo bambini sudanesi e powerpoint) con un&#8217;interessante (anche se un po&#8217; deja vu)  rappresentazione di un futuro distopico in cui la vita è sorvegliata dalla solita mega  corporation che controlla i pensieri della popolazione (anche se, pensandoci a mente fredda, non si capisce esattamente quale sia lo scopo, visto che non si prospettano gli effetti di questo controllo). Hanno detto (e può essere  vero) che hanno usato l&#8217;animazione per rendere attraente un qualcosa che in  live action non si sarebbe filato nessuno. Può essere. Comunque all&#8217;inizio  si vede la fermata della metropolitana di Kista, dove lavoro io, quindi era  bello.</p>
<p class="MsoNormal"><em>Tu lavori alla fermata della metropolitana? Questo spiega molte cose! Anche a Genova ho visto controllori del metrò fare presentazioni powerpoint! Non ho capito, comunque, di cosa parli questo film, al di là dell&#8217;ambientazione.</em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Gli altri due, come già detto, non li ho visti. Mi sono pentito di aver perso <em>Allez  Raconte!</em>, di Jean-Cristophe Roger ché Spacca mi ha detto essere molto carino e  reggere parecchio bene il lungometraggio, a dispetto dell&#8217;apparenza un po&#8217;  &#8220;serie tv&#8221;. Di <em>One Piece Film: Strong World</em> di Munehisa Sakai mi importa una seppia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><em>Le seppie sono buone.</em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Dei lunghi fuori ho visto probabilmente i più tamarri. Il secondo della quadrilogia di Evangelion <em>Evangelion shin gekijōban: Ha</em>, di Hideaki Anno che,  rispetto alla serie, parte con lo svacco e le esagerazioni nettamente in anticipo  (ce ne hanno messo di ogni, a partire dalla metà del secondo film&#8230; voglio  sapere ora come vanno avanti. Giudizio sospeso, anche se su Eva son diventato  un po&#8217; un fanboy. Ah, e c&#8217;era un sacco di fan service, ma l&#8217;avevano in effetti promesso alla fine del primo&#8230;).</span></p>
<p class="MsoNormal"><em>Sabisu, sabisu! Eva è fanservice (anche a livello meta) nel suo nucleo, quindi c&#8217;è poco da stupirsi. Ecco, questo mi ruga moltissimo non averlo visto sul grande schermo&#8230;</em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT">Prometteva di essere devastante (e a quanto ne so lo è stato) il lungometraggio  colombiano a tecnica mista (e con mista intendo tutte quelle umanamente utilizzabili)  <em>Los extraños presagios de León Prozak</em>, per la regia di Carlos Eduardo  Santa, affettuosamente rinominato Prozac, per non parlare del minacciosissimo croato <em>Duga</em>  (Joško Marušić). Tuttora ignoro. Rintarô, col suo <em>Yona Yona Penguin</em>, mi  dicono aver raggiunto abissi ormai imbarazzanti, mentre pare essere stato  discreto <em>Mai Mai shinko to sennen no maho </em>di Sunao Katabuchi. Ma veniamo alla  vera star della programmazione Lunghi fuori concorso&#8230; <em>Redline</em>, di quel  genio di Takeshi Koike. Dichiaratamente tamarro, fin dallo snapshot dei  cataloghi&#8230; non si può non amarlo. A differenza di <em>Summer Wars</em> era così talmente sfacciatamente cafone che l&#8217;istruzione &#8217;spegni il cervello che arrivano  le vacccate&#8217; passava gia` da prima di entrare al cinema&#8230; Mi son  divertito. Come un bambino scemo, sì, ma mi son divertito.</span></p>
<p class="MsoNormal"><em>Dicci di più: tamarro in che senso? come trama, come spirito, come realizzazione? Tamarro come può essere </em>Ken il guerriero<em> o un film con Vin Diesel? O piuttosto come </em>Beavis and butthead?</p>
<p class="MsoNormal"><em>Grazie mille a Botty, soprattutto da parte di Joril, e attendiamo la parte seguente!</em></p>
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		<title>Lo smemorato</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 13:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ricordo la prima volta in cui sono andato al cinema. E&#8217; un po&#8217; come se ci fossi sempre andato. Forse era una proiezione di Capitan Harlock, o un Disney, o un Bud Spencer, o Gli Ufo Robot contro gli invasori spaziali. Chissà.
Non mi sovviene più il volto della maestra d&#8217;asilo Suor Luciana. Poco male, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ricordo la prima volta in cui sono andato al <strong>cinema</strong>. E&#8217; un po&#8217; come se ci fossi sempre andato. Forse era una proiezione di <em>Capitan Harlock</em>, o un Disney, o un Bud Spencer, o <em>Gli Ufo Robot contro gli invasori spaziali</em>. Chissà.</p>
<p>Non mi sovviene più il volto della maestra d&#8217;asilo <strong>Suor Luciana</strong>. Poco male, era una suora quindi era brutta.</p>
<p>Ieri sera ho dimenticato di caricare l&#8217;<strong>iPod</strong>. Per fortuna non dovrei doverlo utilizzare e ce n&#8217;è ancora per un po&#8217;.</p>
<p>Non sono più in grado di dimostrare il teorema di <strong>Rolle</strong>. Di conseguenza, nemmeno quello di Lagrange che si appoggia a Rolle come lemma, almeno nella dimostrazione canonica.</p>
<p>Non ho memoria di quando sono andato all&#8217;<strong>estero </strong>la prima volta. Ma era in Francia.</p>
<p>Se cerco di elencare le <strong>province della Sicilia</strong>, me ne mancano sempre un paio. E dire che sono rimaste 9 come ai miei tempi&#8230;.</p>
<p>Ma dove diavolo avrò messo quel <strong>pennarello indelebile</strong> che uso per  scrivere sui pacchi da spedire? Mi tocca scrivere con la biro e non si legge bene!</p>
<p>Oggi devo fare la <strong>spesa</strong>, ho stilato una lista ma sono certo di aver tralasciato qualcosa. Cosa sarà mai? E poi vado alla Coop, che mi è fuori strada e ci vado raramente, speriamo non sia qualcosa che hanno solo lì&#8230;</p>
<p>Ho riscoperto la settimana scorsa l&#8217;esistenza della <strong>quarta declinazione</strong> neutra in latino. Confesserò che vivevo bene lo stesso.</p>
<p>Non so più dov&#8217;è il <strong>Lago dei Giardini</strong> a Sassello. Ma ne ho un sospetto: secondo me è quello dalla passerella di legno, la prima dopo il Lago del Mulino. D&#8217;altronde, la regione chiamata &#8220;I Giardini&#8221; è altrove.</p>
<p><em>Aiuto.</em></p>
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		<title>Andare, camminare, lavorare</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 13:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ho mai amato camminare, perlomeno in una specifica declinazione. Può infatti piacermi fare la tipica &#8220;passeggiata&#8221;, da quella postprandiale rilassata per digerire a quella per fare shopping a quella più impegnativa in montagna. Mi piace quindi camminare per il gusto di farlo, laddove detesto invece ferocemente andare a piedi per recarmi in un luogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho mai amato camminare, perlomeno in una specifica <strong>declinazione</strong>. Può infatti piacermi fare la tipica &#8220;passeggiata&#8221;, da quella postprandiale rilassata per digerire a quella per fare shopping a quella più impegnativa in montagna. Mi piace quindi camminare per il gusto di farlo, laddove detesto invece ferocemente andare a piedi per recarmi in un luogo specifico. Mi annoia, mi stanca, mi infastidisce. Quando mi capita perché ne sono costretto, scarpino velocissimo o addirittura corro in modo da ridurre al minimo l&#8217;agonia del tragitto, pensando: &#8220;Vi prego, datemi una motoretta, un autobus, un <strong>sidecar</strong>, una mongolfiera, una bicicletta! O almeno portatemi in spalla!&#8221;</p>
<p>Da <strong>bambino </strong>la pensavo già così, e quando ne avevo la possibilità correvo sempre, arrivando affannato e sudato a destinazione. Quando invece ero costretto a camminare, magari insieme alle vecchie zie che andavano pianin pianino e magari volevano persino il braccetto, sbavavo dalla rabbia e meditavo qualche soluzione. A parte l&#8217;ovvia risposta di prendere sempre la macchina, salutare abitudine, mi arrovellavo nell&#8217;inventare qualche <strong>stratagemma </strong>per camminare più rapidamente. Ero infatti convinto (e lo sono ancora!) che esista un modo per camminare più velocemente, ma non qualche tecnica strana tipo quella che usano gli atleti della marcia, quella buffa in cui si muove l&#8217;anca: piuttosto qualcosa di totalmente inaspettato e a cui, nella storia delle oltre dieci miliardi di persone mai vissute, nessuno abbia mai pensato, e che conduca ad aumenti di velocità proprio radicali. Qualcosa di rivoluzionario, talmente geniale nella sua semplicità che chiunque, dopo averlo sentito, possa dire &#8220;Ma perché non ci ho pensato io?&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sì, bravo, ma cosa? Come vuoi migliorare qualcosa di così naturale e semplice come la camminata?&#8221; diranno i più rompiballe dei miei lettori (cioè tutti). Non lo so, per saturno! Se lo sapessi non solo andrei a piedi più rapidamente, ma brevetterei la mia <strong>Supercamminata Plus Plus Plus</strong> (ho anche già il nome pronto!) e sarei ricchissimo. E andrei in giro per il mondo a chiedere i soldi a tutti quelli che la usano, intanto camminando farei in fretta.</p>
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		<title>Pinguini in cucina II: Tartiflette</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 08:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pinguini in cucina]]></category>

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		<description><![CDATA[
Pinguini in cucina, la rubrica che dà dipendenza a Barbara!
Warning! High Calories dish!
Sì, lo so che aspettavate tutti la ricetta del nefasto maiale in agrodolce, ma, come i più informati sanno, questa è la settimana del Festival d&#8217;Animazione di Annecy 2010. Siccome per la prima volta dal 2003 sono assente, mal me ne colga, mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.xxmiglia.com/images/tartiflette.jpg" title="tartiflette.jpg" alt="tartiflette.jpg" align="left" height="220" hspace="5" width="300" /><br />
<em>Pinguini in cucina, la rubrica che dà dipendenza a Barbara!</em></p>
<p><u>Warning! High Calories dish!</u></p>
<p>Sì, lo so che aspettavate tutti la ricetta del nefasto <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2010/05/fakt-9-sogni-di-un-divoratore-di-maiale-in-agrodolce/">maiale in agrodolce</a>, ma, come i più informati sanno, questa è la settimana del Festival d&#8217;Animazione di Annecy 2010. Siccome per la prima volta dal 2003 sono assente, mal me ne colga, mi pare doveroso omaggiare la savoiarda cittadina col suo piatto da gustare almeno una volta durante il festival: la tartiflette.</p>
<p>(Come sarebbe a dire &#8220;Cos&#8217;è la tartiflette&#8221;? Non sosterrete mica di non aver letto con attenzione i miei dettagliatissimi resoconti dei festival dal 2005 a oggi?Ah! Mal ve ne colga!<br />
Vabbè, leggete oltre, lo scoprirete)</p>
<p><strong><u>Prepararsi</u></strong></p>
<p>Innanzitutto, per gustare la tartiflette è necessario prepararsi psicologicamente. Non solo indossando il vostro grembiule preferito (che ormai do per scontato), ma entrando nello stato d&#8217;animo dell&#8217;amante dei cartoni animati: riguardatevi il vostro cartone preferito, e magari mentre cucinate mettete su un po&#8217; di buone vecchie sigle anni &#8216;80. La tartiflette non verrà più buona, ma voi sarete più contenti. Quindi via! <em>(Coc-ci-nel-la chi non è d&#8217;accordo guai)</em></p>
<p>Ecco gli ingredienti per 3-4 porzioni:</p>
<ul>
<li>600 g di patate, del tipo che vi pare. Io prendo quelle per &#8220;uso generico&#8221;, se voi volete invecchiare meglio prendete quelle col selenio. Secondo me la salute non ne risentirà né nel bene né nel male, ma potrete bullarvi coi vostri compagni alla bocciofila.</li>
<li>100 g di lardoni a dadini (cioè di pancetta, ma dire &#8220;lardoni&#8221; è assai più buffo): purtroppo spesso i lardoni vengono in confezioni da 120. E allora pazienza, che volete fare, buttarli via? Mettetene 120! Lardoni dolci o affumicati non pregiudicano la riuscita della ricetta, quindi usate quelli che preferite. Io preferisco gli affumicati. <em>(Daigo la testa, la strategia) </em></li>
<li>1 cipolla piccola: o anche un pochino di più, se vi piace. Ma non esagerate, non è un piatto a base di cipolla.</li>
<li>200 g di reblochon: &#8220;di che&#8221;? Di reblochon, ovviamente, il formaggio della Haute Savoie che è la base della tartiflette! Sì, lo so che non è facile da trovare. Io stesso non ho mai fatto la tartiflette col reblochon: va benissimo la fontina, l&#8217;importante è che sia quella bella genuina, bella puzzona, non quei plasticumi che non sanno di niente e spacciano per fontina.</li>
<li>2 cucchiai di panna da cucina: i veri cuochi dicono che la panna da cucina non esiste e che va evitata il più possibile. Io non sono un vero cuoco e non solo ve la faccio usare, ma vi faccio aprire una confezione per due soli cucchiai, e ora non sapete che farvene del resto. Tortellini alla panna, dai. <em>(E&#8217; un bosco tra le case di città)</em></li>
<li>un po&#8217; di burro: vi ho sempre detto che la tartiflette ha dentro un sacco di burro. Vi ho sempre mentito: il burro serve solo per ungere la teglia, quindi ve ne basta un tocchetto.</li>
</ul>
<p>E ora gli attrezzi:</p>
<ul>
<li>una pentola per bollire le patate</li>
<li>una teglia: l&#8217;ideale sarebbe una teglia di ceramica di forma ovoidale dal lato lungo di circa 30 cm e quello corto di circa 15. Tuttavia andrà bene anche una rettangolare o una rotonda, persino di metallo. Su, non formalizziamoci troppo.</li>
<li>una padella medio-piccola per le cipolle e i lardoni</li>
<li>un cucchiaio di legno per girare le cipolle e i lardoni <em>(C&#8217;era chi parlava al vento e alle stelle)</em></li>
<li>un coltello e un tagliere per la cipolla</li>
<li>un cucchiaio</li>
<li>fornelli</li>
<li>forno, possibilmente elettrico. Se avete quello a gas allargherò le braccia in segno di disappunto ma andrà bene lo stesso. Quello a microonde invece no, è pupù. Lo Sfornatutto Delonghi non saprei, se vi va sperimentate, ma intanto è noto che fa solo toast, pizzette e poi lo pulisco io.<em>(Te no hira no soyokaze na&#8230;)</em></li>
<li>acqua</li>
<li>e il vostro amato grembiule</li>
</ul>
<p><u><strong>Cucinare</strong></u></p>
<p>Come al solito, amici fessacchiotti, facciamolo a passi.</p>
<p>1) mettete a bollire le patate intere. Dai, prima date loro una sciacquata per togliere la terra, che poi fa schifino vedere l&#8217;acqua sporca. Ci metteranno almeno 15&#8242;, quindi nel frattempo, visto che siamo gente che non ha tempo da perdere, passiamo ad altro. <em>(Il suo cuore ora sì, batte batte forte, forte, forte)</em></p>
<p>2) sbucciate e tagliate la cipolla. Secondo il mio gusto non va troppo fine, ma se volete risparmiare fatica e usare il frullatore  non mi opporrò. Però, dai, è una cipolla sola, e poi il frullatore non è nell&#8217;elenco dell&#8217;attrezzatura e quindi non l&#8217;avete a portata di mano. E poi sporcare tutta quella roba per una cipollina sola, che non fate manco in tempo a piangere?</p>
<p>3)  mettete i lardoni nella padella e fateli andare a fuoco vivo girandoli col cucchiaio di legno. Quando sono dorati da tutti i lati, abbassate il fuoco e aggiungete la cipolla in padella. Continuate a cuocere finché la cipolla non è ben morbida e amalgamata, ci vorranno un 5 minuti abbondanti. Spengete il fuoco.</p>
<p>4) Nel frattempo, le patate potrebbero essere cotte. Dipende da quanto sono grosse, voi pungetele con la forchetta per capire se sono pronte. Quando lo sono, sbucciatele. Inveirete non poco perché saranno caldissime ma insomma, nessuno vi aveva mai detto che sarebbe stata facile. Per non scottarmi troppo io mi aiuto con degli Scottex da cucina, voi non so. <em>(E quell&#8217;amo è una calamita, impossibile cambiare strada)</em></p>
<p>5) Ungete col burro la teglia. Se noi fossimo salutisti potremmo utilizzare magari la carta da forno invece del burro, ma riguardate gli ingredienti: pensate davvero che cambi qualcosa nell&#8217;impatto calorico quel poco burro rispetto alle quantità di formaggio, lardoni e patate? E poi la carta forno fa tristezza&#8230; quindi zitti e imburrate. Vi sentirete anche un po&#8217; Marlon Brando, vuoi mettere l&#8217;emozione?</p>
<p>6) Tagliate metà delle patate a fette spesse circa mezzo centimetro e stendetele in modo ordinato sulla teglia. Metteteci sopra metà della padellata di cipolle e lardoni, seguita da un ulteriore strato di patate tagliate a fette e dal rimanente delle cipolle e dei lardoni. Coprite il tutto con la panna. Come ultimo strato, il formaggio, tagliato a fettine. Quest&#8217;ultimo deve riposare in modo uniforme su tutta la teglia, quindi dovrete regolarvi con lo spessore delle fettine, ma non è un grosso problema: forse non ve ne rendete bene conto, ma due etti di fontina sono <em>tanti</em>.</p>
<p>7) Infornate a forno molto caldo, 220-250°. Su, mettetelo al massimo e non pensateci più. E&#8217; quasi tutto già cotto, quindi non deve starci molto, diciamo circa 10&#8242;. Se vi va (e io ve lo consiglio nonostante lo sbattimento) ci sta anche una gratinata mettendo il grill, così da rendere croccante la parte superiore. <em>(Non è possibile stare al mondo se non possiamo sbagliare mai)</em></p>
<p><u><strong>Mangiare, bere e impatto anale</strong></u></p>
<p>La tartiflette deve essere servita caldissima. Questo vuole la tradizione, anzi, nei ristoranti ti danno addirittura le teglie di ceramica monoporzione per tenerla calda mentre mangi. In realtà, nella mia esperienza, è buona anche non calda calda calda, io l&#8217;ho addirittura scaldata al mattino e portata al lavoro nella gavetta termica per mangiarla in pausa pranzo. Però voi non ditelo ai francesi. Ah, è anche buona riscaldata più volte, anche se mi rendo conto che l&#8217;idea di far sciogliere il formaggio ripetutamente possa suonare strano.</p>
<p>L&#8217;accompagnamento più naturale è il vino rosso, in quanto piatto a base di formaggio e salumi, eppure, per qualche ragione che non mi spiego, non lo vedo male nemmeno con un bianco un po&#8217; deciso. Ciononostante, io consiglio un Teroldego o qualcosa di simile. <em>(C&#8217;è la speranza che d&#8217;ora in poi un futuro avremo noi)</em></p>
<p>La tartiflette è un piatto impegnativo, non tanto per il tratto finale del vostro intestino quanto per quello iniziale. L&#8217;abbondanza di formaggio, coniugata alle cipolle e alla pancetta, lo rende un cibo dalla digestione piuttosto difficoltosa: se, per fare un esempio puramente ipotetico, andate a vedere un festival di animazione in Alta Savoia e la prima sera al ristorante ordinate sempre la  tartiflette e poi dormite male, non è per il materasso duro o per quello là che russa, ma per le conseguenze della vostra cena. Ah, e il giorno dopo andrete di corpo regolarmente, ma ci saranno un po&#8217; di puzzette extra: a meno che la vostra dieta abituale non consista nel chili con carne, in tal caso ne farete di <em>meno. </em>E i vostri compagni di camera ne saranno lieti.</p>
<p><em>(In una foresta sto, e molti ami&#8230;</em>CLICK!<em>)</em></p>
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		<item>
		<title>Misteri della vita CX: Un&#8217;altra sfida</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 12:57:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Misteri della vita]]></category>

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		<description><![CDATA[
In una gara di pesca, vince Ugo il Re del Judo o il Fichissimo del Baseball?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.xxmiglia.com/images/mvcazzata.png" align="left" height="100" hspace="5" width="100" /></p>
<p>In una gara di pesca, vince Ugo il Re del Judo o il Fichissimo del Baseball?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Fakt 10: sogni di un divoratore di maiale in agrodolce</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fakts]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;altra sera mi son fatto il maiale in agrodolce, tipo quello del cinese. E&#8217; venuto un sacco buono, tanto che una delle prossime puntate dei Pinguini in cucina verteranno su questo manicaretto, ma, da bravo Golosastro, mi son fatto prendere la mano. Non pago di un&#8217;abbondante porzione, infatti, me ne sono concessa una seconda fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altra sera mi son fatto il <strong>maiale in agrodolce</strong>, tipo quello del cinese. E&#8217; venuto un sacco buono, tanto che una delle prossime puntate dei <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/category/pinguini-in-cucina/">Pinguini in cucina</a> verteranno su questo manicaretto, ma, da bravo <a href="http://www.fabiotordi.it/blog/img/20070806-golosastro.jpg">Golosastro</a>, mi son fatto prendere la mano. Non pago di un&#8217;abbondante porzione, infatti, me ne sono concessa una seconda fino a terminare la padellata. &#8220;Chissà se scaldato domani viene bene&#8230;per non parlare di provare a surgelarlo! No, no, è meglio finirlo&#8221;, mi son detto furbescamente.</p>
<p>Il ventre teso come un tamburo poteva suggerirmi di avere un po&#8217; esagerato, ma sono comunque andato a dormire alla mia solita ora. Non vi stupirà il fatto che ho avuto gli <strong>incubi</strong>. Io ho una scarsa attitudine al ricordare i sogni: nella stragrande maggioranza dei casi non ricordo assolutamente nulla, raramente ricordo un frammento di qualcosa che mi ha colpito particolarmente (&#8221;c&#8217;era un dinosauro&#8221;), mentre quando dormo male sogno insistentemente la stessa cosa.  In questo caso, il <strong>tema ricorrente</strong> era che dovessi vedere <em>Lost</em>, la serie tv. Non ricordo né perché né chi me lo suggerisse, ma mi sembrava proprio una bella idea, almeno nel mondo onirico. In realtà, forse anche in seguito al suggerimento dell&#8217;omino della sabbia, penso lo farò sul serio.</p>
<p>I sogni ricorrenti sono continuati finché, stremato, non mi sono deciso a svegliarmi e a fare qualcos&#8217;altro per spezzare il circolo onirico. Rendendomi conto che Babe Maialino coraggioso si stava vendicando, mi sono quindi alzato a farmi un bicchiere di <strong>bicarbonato</strong>, l&#8217;unica cosa che avessi in casa assimilabile a un digestivo. E sono entrato in paranoia: mi sono all&#8217;improvviso fissato che ci fossero i fantasmi in casa. Arrivato in cucina, ho infatti trovato l&#8217;<strong>anta di un armadio aperta</strong>, e mi son detto: &#8220;Dio mio! C&#8217;è un&#8217;anta aperta! Sono stati gli spettri!&#8221;. Prima che chiamiate i ghostbusters o decidiate di non mettere mai più piede a casa mia se non con un chierico almeno di 9. livello, sappiate che io lascio spesso l&#8217;anta di quell&#8217;armadio aperta, per distrazione o per pigrizia. Me ne son ricordato e mi son calmato, ma non è finita: ho chiuso lo sportello e ho cercato di focalizzare il perché fossi in cucina, e mi son ricordato che volevo il bicarbonato. Destino vuole che fosse proprio in quell&#8217;armadio <strong>infestato</strong>, l&#8217;ho riaperto, preso il rimedio della nonna, mi son girato per prendere un bicchiere, mi sono rivoltato&#8230;e l&#8217;anta era di nuovo aperta! Tuffo al cuore e terrore per qualche decimo di secondo prima di ricordarmi che, come da elenco delle azioni di due righe fa, <em>non</em> l&#8217;avevo richiusa io stesso, e non c&#8217;è stato alcun ectoplasma di mezzo. Questa volta richiudo la dispensa, sorbisco la bevanda e mi dico&#8230;&#8221;Beh, già che siamo in piedi mingiamo!&#8221; e vado in bagno a ottemperare ai bisogni fisiologici. Il problema, però, è che per tornare a letto dovevo passare dalla cucina: e se trovo l&#8217;anta aperta, questa volta che sono certo di averla chiusa? Timoroso ritorno di là&#8230; e ovviamente era chiusa. Mi dispiace, ma i fantasmi non esistono, se non <a href="http://www.xxmiglia.com/index.php/2007/09/enciclopedia-stronza-xvii-speciale-fantasmi/">questi</a>, ovviamente.</p>
<p><u><strong>Fakt 9:</strong>  troppo cibo fa venire gli incubi, anche da svegli</u></p>
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