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	<title>Pinguini nel salotto</title>
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	<description>Un blog di cui vergognarsi</description>
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		<title>3/2011 parte II</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 18:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre film di zombie Day of the dead di George Romero: ma come, il classico film di George Romero? Parli sempre di film di zombie e ti sei visto solo l&#8217;anno scorso uno dei classiconi del genere? Eeeeh, così è successo. Devo dire, che nella trilogia classica, il mio preferito rimane l&#8217;Alba, ma questo ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tre film di zombie</span></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Day of the dead di George Romero</span>: ma come, il classico film di George Romero? Parli  sempre di film di zombie e ti sei visto solo l&#8217;anno scorso uno dei  classiconi del genere? Eeeeh, così è successo. Devo dire, che nella  trilogia classica, il mio preferito rimane <em>l&#8217;Alba</em>, ma questo ha un che di  disperato, di cupo e di crepuscolare che è assente nel film precedente e  che si adatta all&#8217;estremo splatter. In ogni caso, un film straordinario.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Resident Evil (la saga), diciamo di Paul Anderson</span>: mai giuocato al giuoco, ma mi sbilancio nel  dire che si tratta degli unici film decenti tratti da videogame. Il primo è il migliore (buffamente, la parte più terrorizzante è quella pre-zombie), il secondo il peggiore (sì, diciamo  pure che è proprio brutto, il secondo!), ma la saga ha una sua  consistenza pur avendo ambientazioni così differenti, e anche il  richiamo alle tecniche di sceneggiatura dei videogame spesso funziona bene. E  poi c&#8217;è Milla Jovovich, che è bravissima.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dead Snow di Tommy Wirkola</span>: e poi qualcosa fuori dagli schemi. Zombi nazisti nella  neve in Norvegia! Yuppieeee! In realtà, una volta tolta la premessa, il  film deve molto a <em>Braindead</em> di Peter Jackson e, soprattutto, a <em>Evil dead</em> di Sam Raimi, che arriva a citare a tratti in modo quasi letterale, e  lo svolgimento è abbastanza canonico. Però ci si diverte molto,  l&#8217;ambientazione innevata è efficace e gli zombie nazisti, in  sostanza, rullano.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tre fumetti italiani</span></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Gatto Mondadory e il telefonino fatato, di Dr. Pira</span>: dite la verità, non vi siete già innamorati di questo  fumetto solo dal titolo, senza manco sapere cosa diamine sia? Dr. Pira è  colui che Daw, autore di <em>A come Ignoranza</em>, ritiene il suo maestro, ma  in effetti non hanno moltissimo in comune:  Dr. Pira non sa proprio  disegnare, e nemmeno fa finta, però sa costruire le tavole come nessun  altro e mettere in piedi situazioni assurde e surreali ma con una loro  logica interna. E fa anche un sacco ridere. <em>Gatto Mondadory</em> è un fumetto geniale, non c&#8217;è  altro aggettivo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Trama, di Ratigher</span>: difficilissimo parlare di <em>Trama</em>, è una di quelle opere fatte  tutte di sensazioni, di ombre, di inquietudini. Parla, molto vagamente,  di due ragazzotti che vengono presi in ostaggio da un serial killer  deforme, ma non si sviluppa come potrebbe fare un albo di Dylan Dog o un  film thriller. Se è un horror, è originalissimo, ma non mi sento di definirlo tale. Insomma, dovete fidarvi di me o dei tanti recensori che l&#8217;hanno  decretato fumetto italiano dell&#8217;anno. Leggetelo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Post Coitum, di Makkox</span>: &#8220;Ti è piaciuto&#8221; &#8220;Beh&#8230;&#8221; &#8220;Non era una domanda&#8221;. La  follia degli anni del tardo berlusconismo raccontata da Makkox, che dopo  mille tentativi tra autobiografia, riviste, sperimentalismi web, ha  trovato la sua dimensione migliore nella buona, vecchia satira, ospitato dal <em>Post</em> di Luca Sofri. La  splendida edizione è corredata da commenti dell&#8217;autore (divertenti anch&#8217;essi) su che diamine succedeva,  perché a volte, anche solo a pochi mesi di distanza, ci si chiede: &#8220;Ma  davvero è successo questo? Abbiamo raggiunto questi livelli?&#8221;. Eh sì. E  magari il peggio deve ancora arrivare. Dimenticatevi Forattini, qui si  ride in modo amaro, e dimenticatevi Vauro e Vincino, Makkox sa  disegnare.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tre libri che probabilmente avete letto</span></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Divina Commedia &#8211; Purgatorio, di Dante Alighieri</span>: sì, proprio la  Divina Commedia, quella là. Quando ho compiuto 35 anni, ho chiesto in regalo l&#8217;intera Commedia, approfittando del &#8220;mezzo del cammin di nostra vita&#8221;. Letto l&#8217;Inferno a  35 anni e il Purgatorio a 36, quest&#8217;anno leggerò il Paradiso. Il Purgatorio mi è piaciuto anche  più dell&#8217;Inferno, in generale, come tono e per la dimensione temporale  meno votata all&#8217;eterno, quindi più vicina all&#8217;umano. Epperò, quando,  alla fine, c&#8217;è quell&#8217;<em>adagio</em> con la sfilata allegorica del Carro  di Cristo, prende una sensazione allo stomaco dovuta alla potenza della  poesia. E lo dice un senzaddio come me. Leggetevi la Divina Commedia con  un commento non troppo pedante, ne uscirete più ricchi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La luna e i falò, di Cesare Pavese:</span> altra mia grossa lacuna era  Pavese. Colmata parzialmente col suo libro migliore, ne è valsa la pena.  Io sono cresciuto in provincia, ma in una provincia di mare e  abbastanza popolosa, eppure, per l&#8217;esperienza in campagna a Sassello da  piccolo e dai racconti dei parenti piemontesi, ho avuto l&#8217;illusione di  capire la provincia piemontese e i suoi abitanti che costituiscono il cardine del romanzo. O anzi,  forse la grandezza del romanzo è riuscire a trasmettere un mondo  scomparso da tempo anche a chi non ha nulla a che fare con esso. Una  scrittura potentissima, un racconto dolente e terribile.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Milano Calibro 9, di Giorgio Scerbanenco:</span> ho scoperto Scerbanenco  nel 2010, e per un po&#8217; è stato l&#8217;autore del quale prendevo sempre un  libro quando facevo la spesa di libri, come è stato, in tempi felici,  per Kurt Vonnegut (prima di leggerne tutto l&#8217;esistente). Tra i vari libri che  ho letto, direi che<em> Milano Calibro 9</em> sia il migliore. Nei racconti che  compongono questa raccolta, quasi tutti ambientati a Milano, la prosa  asciutta, incisiva e sporca dello scrittore si adatta benissimo  all&#8217;atmosfera nebbiosa milanese (erano tempi in cui a Milano c&#8217;era la  nebbia!), alla sub-umanità di delinquenti e sconfitti, allo squallore  degli ambienti e alla violenza delle situazioni. Ci si ricorda l&#8217;impressione del tutto, più che racconti  specifici: in questo senso, è un&#8217;opera unitaria.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tre ristoranti genovesi</span></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Maxela, Vico inferiore del Ferro</span>:  non è probabilmente il miglior ristorante di carne genovese,  ed è noto che Genova non è la miglior città del mondo per mangiare  carne, ma mi piace questo posto. Mi piace il banco macelleria in cui  puoi vedere i tagli, l&#8217;ambiente rustico ben incastrato nei vicoli  genovesi, la carta dei vini scarna ma di buona qualità e a prezzi onesti  e, non ultimo, le cameriere carine e simpatiche senza essere leziose.  Io finisco sempre per prendere la Fiorentina, ma anche la grigliatona o i  piatti più elaborati meritano. Applausi alle patatine tagliate come chips.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Le Tre Caravelle, al Porto Antico</span>: il ristorante a cui ho cenato più spesso nel 2011,  di gran lunga (non ho dati precisi, ma suppongo almeno 20 o 30 volte), e  non perché sia particolarmente buono. Gli è, semplicemente, che è  l&#8217;unico posto papabile vicino allo Space Cinema, che, a sua volta, è  l&#8217;unico cinema che fa regolarmente spettacoli intorno alle 18.30. Io e  la mia cricca usciamo dal lavoro, andiamo al cinema e poi ci avviamo a cena, e  siamo troppo pigri/affamati per prendere i mezzi e andare altrove. Beh, è  una pizzeria di media qualità, ne conosco ormai il menu a memoria e  spesso prendo la pizza <em>Ingorda</em> (mozzarella, gorgonzola, salciccia, bruste,  pancetta). Prezzi medi, non male la scelta di birre (per una pizzeria), i coltelli tagliano male.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ostaja (ex <em>Guglie</em>), in via San Vincenzo</span>: il locale da genovese, in tutti i sensi. Genova è strapiena di  trattorie tipiche, ma troppo spesso i prezzi sono da ristorante e la  qualità da osteria (se non peggio). Certo, c&#8217;è <em>Maria la zozza</em>,  che di recente è anche migliorata come igiene, ma io trovo che questo  localino in via San Vincenzo, a due passi dalla stazione Brignole, sia  ideale. Vende da asporto le tipiche cose da gastronomia genovese:  farinata, torte di verdura, frittelle di baccalà e così via, ma permette  anche di fermarsi su dei bei tavoloni di marmo e mangiare, in aggiunta  al menu da asporto, altri piatti della genovesità: minestrone, trofie e  gnocchi al pesto, acciughe fritte. Si spende poco e si mangia bene.</p>
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		<title>3/2011 parte I</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 16:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pseudo-recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[No, non faccio la cronaca del marzo 2011: vi racconto un po&#8217; di cose interessanti con cui ho avuto a che fare nel 2011, a gruppi di tre, perché il tre fa sempre figo. Tre Manga Nodame Cantabile, di Tomoko Ninomiya: non è certo una novità, né in Giappone né tantomeno da noi, ma è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>No, non faccio la cronaca del marzo 2011: vi racconto un po&#8217; di cose interessanti con cui ho avuto a che fare nel 2011, a gruppi di tre, perché il tre fa sempre figo. </em></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tre Manga</span></strong><span style="text-decoration: underline;"><em><br />
</em></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Nodame Cantabile, di Tomoko Ninomiya</span>: non è certo una novità, né in Giappone né tantomeno da noi, ma è un manga proseguito nel 2011 ed è  sempre una delle prima cose che leggo quando faccio la spesa di fumetti. Si tratta di un manga per ragazze cresciutelle ambientato nel mondo della musica  classica, con molti personaggi memorabili (su tutti, la co-protagonista  Nodame) e una trama che continua a essere interessante e mai ripetitiva.  Ho apprezzato molto la cesura tra la prima e la seconda parte, una  sorta di reset con nuova ambientazione, nuovi personaggi e nuove storie,  senza però perdere in freschezza e senza snaturare il tono della narrazione. <em>16  volumi, in prosecuzione.</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Happy!!, di Naoki Urasawa</span>: Urasawa è noto soprattutto per i suoi manga di  fantascienza, su tutti <em>20th century boys</em> che, almeno per i primi dieci  volumi, è considerato forse il miglior manga del decennio passato (poi  svacca, ahimè, e anche male!). <em>Happy!!</em> è una commedia sportiva  melodrammatica (!): l&#8217;orfanella adolescente Miyuki  deve un sacco  di soldi alla yakuza per colpa del fratello, e si rimette a giocare a  tennis per guadagnare abbastanza da salvare sé da un destino nelle <em>soapland</em> e i suoi fratellini dall&#8217;orfanotrofio. Ciò che rende incredibile questo  manga è però che un tema così a rischio di deriva <em>Candy Candy</em> viene sviluppato in forma di commedia, con leggerezza e ironia, senza dimenticare, soprattutto, i cattivi; mai vista una serie di cattivi così ben  catterizzati, ognuno spietato e spassoso allo stesso tempo: dalla  tennista rivale all&#8217;allenatore alcolizzato e corrotto al capo degli yakuza.  E poi  c&#8217;è &#8220;la pallina della malvagità&#8221;! <em>8 volumi, in prosecuzione</em>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">I am a hero, di Keigo Hanazawa</span>: solo tre volumi usciti per un manga indefinibile ma  folgorante. Inizia come una sorta di dissertazione sul mondo  dell&#8217;editoria manga e dei mangaka vista dal punto di vista degli autori privi di successo e degli assistenti, ma alla fine del primo volume prende  una piega assolutamente inaspettata, che non spoilererò e che conserva  nel secondo e terzo volume. Ma sono pronto a giurare che cambierà  direzione ancora. E soprattutto, tutto quello che succede, succede  davvero o se lo sta immaginando quel folle del protagonista? Al di là di questo, è un manga interessante anche formalmente, data la  costruzione delle tavole e delle singole vignette spesso innovativa e con grossi debiti al cinema (ancora di più dei manga normali, sì). E&#8217; probabilmente il manga più originale visto da lungo  tempo. <em>3 volumi, in prosecuzione</em></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tre libri che probabilmente non avete letto</span></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il soldato dimenticato, di Guy Sajer</span>: un documento autobiografico di un soldato mezzo  tedesco e mezzo francese durante la campagna di Russia, durante la  seconda guerra mondiale. A volte, nel condannare il nazismo, si finisce  per includervi tutti i tedeschi che hanno combattutto al suo fianco,  senza pensare che la retorica e la propaganda possono di fatto  piallare le menti. Qui si parla di un ragazzo diciassettenne mandato al  fronte dove vede orrori e sofferenze che non avrebbe mai pensato, e il  tutto nel nome di un&#8217;astratta patria (che non è neanche sua! Lui è  francese!): si combatte per la Germania, non per Hitler. Potete pensarlo come la versione, vent&#8217;anni dopo, di <em>Niente  di nuovo sul fronte occidentale</em>, o forse quella franco-tedesca di <em>Centomila gavette di ghiaccio, </em>ma forse ancora più crudo e spietato  nei confronti di chi le guerre le pensa, ma non le fa. Era un libro che mio padre, appassionato di storia, rileggeva spesso. Ora capisco perché.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">World War Z di Max Brooks</span>: non sarà una novità il fatto che io sono un otaku degli  zombie, ma questo è il primo romanzo che leggo a tema. E, perdiana,  l&#8217;ho adorato! <em>World War Z</em>, &#8220;la guerra mondiale degli zombie&#8221;, pone le  sue basi nei più classici zombie romeriani, e racconta cosa succede in  tutto il mondo, mediante una serie di interviste che si dipanano come  racconti in un modo zombificato, ma raccolte<em> dopo</em> che gli zombie  sono stati sconfitti (cosa messa in chiaro dalla prima pagina &#8211; no  spoiler, tranquillo! &#8211; e , da quel che mi risulta, veramente inedita! Gli  zombie perdono e l&#8217;umanità si risolleva!). La cosa paradossale del libro  è l&#8217;estremo realismo, nel senso che tutto quello che succede è studiato  come perfettamente plausibile, con ovviamente una sola eccezione:  l&#8217;esistenza degli zombi. Segnalo come particolarmente efficaci i capitoli sul &#8220;Grande panico&#8221; e quelli sulla battaglia contro gli zombi usando le tecniche di guerra moderne (che, ovviamente, si riveleranno inefficaci).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Le mappe dei miei sogni, di Reif Larsen</span>: un libro che piacerà sicuramente ai kinghiani, parla di un  ragazzo un pochino autistico, con un grandissimo talento nelle  illustrazioni e nell&#8217;astrarre le informazioni per disegnare  mappe  tematiche, che viaggia da solo attraverso l&#8217;America per andare a ritirare un premio e, soprattutto, sfuggire a una  grande tragedia accaduta nella sua famiglia. Il carattere preciso del  ragazzo si riflette nella sua scrittura in prima persona, ricca di  dettagli e osservazioni apparentemente marginali, e anche nella  struttura editoriale del libro stesso, costellato di disegnini, schemi e  note a lato della pagina.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Tre città</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">San Pietroburgo</span>: è una città molto rumorosa e trafficata, i russi  sorridono poco e parlano pochissimo altre lingue, ha un clima di pupù.  Eppure, raramente mi è successo di rimanere così schiacciato di fronte  alla magnificenza di una città, dall&#8217;imponenza dei suoi palazzi e delle  sue strade e dalla sensazione di come la Storia sia passata di là. E non  ho manco visto l&#8217;Ermitage&#8230;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Copenhagen</span>: viceversa, la capitale della Danimarca è più dimessa, è  moderatamente barocca senza eccedere in fronzoli. Ma quello che mi è  piaciuto della città è l&#8217;atmosfera: una città tranquilla e vivibile ma  senza la <em>troppa</em> tranquillità delle città svizzere o svedesi. I danesi sono i terroni della Scandinavia, ed è per questo che mi sono simpatici.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Viterbo</span>: una città italiana, per non fare quello che deve per forza  essere esterofilo. Scelta quasi per caso per un incontro tra amici, è  stata una bella sorpresa. Un centro storico medievale conservato benissimo senza sembrare artificiale come a volte succede nei centri storici toscani, chiese imponenti ma dimesse, e una bella atmosfera, senza contare che, come sempre da quelle parti, per trovare dove mangiare male bisogna impegnarsi! E poi c&#8217;è la Casa Bianca&#8230;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Tre nuovi telefilm americani<br />
</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Game of thrones</span>: se seguite solo marginalmente il mondo dei telefilm  americani avrete sicuramente sentito parlare di questa mastodontica  produzione fantasy. Mi ci sono avvicinato un po&#8217; dubbioso, perché trovo  il fantasy in generale piuttosto scemo e infantile, ma mi son ricreduto  per i temi adulti,  la cura nel raccontare gli avvenimenti,  l&#8217;abile capacità di orchestrare i diversi fronti, e sopratttutto per  Peter Dinklage come Tyron Lannister: un personaggio straordinario per un  attore straordinario. Son solo dieci episodi, che aspetti a vederlo?  Molla Walking Dead, è questa la serie HBO dell&#8217;anno!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Homeland</span>: la serie sull&#8217;America post-undici settembre. Un marine  rimane prigioniero sette anni in Iraq, e poi viene liberato; contestualmente un&#8217;analista della CIA un po&#8217; schizzata scopre che un  prigioniero americano (non si sa quale) è stato convertito al fondamentalismo  islamico. Sarà semplicamente il marine in questione? O c&#8217;è dell&#8217;altro?  Una serie che pone le sue basi nelle paranoie, nei sospetti e nei  controsospetti, ma che fa anche un grande lavoro di esplorazione  psicologica dei protagonisti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">American Horror Story</span>: una classica storia di casa stregata, con  l&#8217;apparato tipico del sotto-genere: casa vittoriana con un sacco di  omicidi, rumorini, la vicina di casa down che dice a tutti &#8220;morirete!&#8221;,  presenze e uno scantinato in cui tutto è iniziato. Quello che c&#8217;è  di interessante (e, mi pare, inedito) è l&#8217;aspetto seriale: ci sono un  sacco di misteri e di cose da scoprire sul passato e il presente della  casa; è un po&#8217; la  tecnica &#8220;Lost&#8221; applicata all&#8217;horror: si inizia in medias res e poi  scopriremo che è successo col tempo.    	Poco splatter, ma qua e là ci si caga in mano, e col proseguire degli  episodi, man mano che i misteri di dipanano, non si rimane delusi. E poi  tutti amerete <em>rubber man</em>, ve lo assicuro!</p>
<p><em>Next: Tre libri che probabilmente avete letto, tre ristoranti genovesi, tre fumetti italiani, tre film di zombie</em></p>
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		<title>2011 in cifre</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 10:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[E rieccoci ai freddi numeri dell&#8217;anno. Magari il best of un&#8217;altra volta, suvvia. Cinema Grossi miglioramenti, dal lato dei film visti, rispetto alla miseria dei 47 film del 2010: visti 72 film, di cui 49 al cinema, e sono esclusi i film visti ad Annecy, che per pigrizia non ho inserito (e anche un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E rieccoci ai freddi numeri dell&#8217;anno. Magari il best of un&#8217;altra volta, suvvia.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Cinema</strong></span></p>
<p>Grossi miglioramenti, dal lato dei film visti, rispetto alla miseria dei <strong>47 film</strong> del 2010: visti 72 film, di cui 49 al cinema, e sono esclusi i film visti ad Annecy, che per pigrizia non ho inserito (e anche un po&#8217; perché i festival &#8220;non valgono&#8221;). Quest&#8217;ultimo dato è particolarmente buono: significa che il mio cinemino settimanale me lo son fatto praticamente sempre, ma non solo: mi ero dato l&#8217;obiettivo di cercare di guardare più film a casa perché i fottutissimi telefilm finiscono sempre per assorbire tutto il tempo dedicato alle visioni, e devo dire che i 21 film in DivX e i soli 2 in DVD (buffo!) hanno raggiunto il loro scopo. Il prossimo obiettivo sarebbe, probabilmnete, di ricominciare a comprare DVD, non ne acquisto da ormai tre-quattro anni, ma vedremo. Insomma, i soldi mica crescono sugli alberi! Tutti i film sono stati visti a Genova o in riviera (Alassio o Albenga), con l&#8217;eccezione di una visione puteolana.</p>
<p>Come qualità, il voto medio in cazzetti è stato 3.69 (l&#8217;anno scorso era 3.9, poca differenza), con soli 5 &#8220;cinque cazzetti&#8221;: <em>Fantasia</em>, <em>Day of the Dead</em>, <em>Frankenstein Jr.</em>, <em>Colazione da Tiffany </em>e <em>This must be the place</em>. Una sola novità, quattro grandi classici. Uhm.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Libri</strong></span></p>
<p>Discreto anno, il 2011. Ho fagocitato <strong>33 libri</strong> per un totale di 9763 pagine. Rispetto al 2010 (23 libri per 11000 e rotte pagine) c&#8217;è un sostanziale aumento di numero di libri e una visibile diminuzione del numero di pagine: ancora una volta, l&#8217;anomalia nasce dal mostro che ho letto nel 2010, la <em>Recherche</em> di Proust. Quindi, in media, ho letto un libro ogni 11 giorni, un libro di 295 pagine. Debbo dire che fino a novembre la media era molto più alta, poi ho passato un mese a leggere fumetti (è una tradizione, nel dopo-Lucca) e a dicembre mi sono un po&#8217; seduto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Corsa</span></strong></p>
<p>Speravo di fare di meglio, nel 2011, ma comunque ho migliorato i miei risultati rispetto al 2010: ho totalizzato <strong>1835.5 km</strong>, rispetto ai 1807.2 del 2010. Quindi, col solito paragone, è come se avessi deciso di partire da Genova per andare a trovare Serir a Siviglia, ma poi, arrivato a meno di 5 km dalla destinazione, avessi deciso che non me ne fregava poi tanto di vederlo e sono tornato indietro in motoretta. In realtà l&#8217;anno, in generale, è stato buono tutti i mesi, con una punta a gennaio quando, complice la dieta (e quindi lo sforzo di fare solo percorsi lunghi e lenti, quelli che bruciano più calorie), ho superato il muro dei 200 km; anche a ottobre e febbraio ho fatto più di 180 km, una distanza mai raggiunta negli anni precedenti. Purtroppo, però, ad agosto sono stato un sacco in giro e ho finito per concludere la miseria di 66 km, cosa che ha inficiato parecchio il totale annuale.</p>
<p>La velocità media è stata la stessa del 2010, 5.29, il che mi fa pensare che, se voglio migliorare, è ora che pensi ad allenamenti più specifici e mirati (o a perdere qualche chiletto!). L&#8217;allenamento più lungo è stato il 16 aprile, quando non essendo riuscito a iscrivermi alla mezza di Genova, ho comunque fatto la mia mezza maratona privata e ho fatto 21km in 1h59&#8217;08&#8243;, quello più veloce su una distanza medio-breve è stato un 5km in pista, 24&#8217;24&#8243; (4&#8217;53&#8243;/km), sulla distanza media (almeno 9 km) è stato un percorso Sturla-stazione di Nervi (11 km) in 56&#8217;24&#8243; (5&#8217;08&#8243;/km).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fumetti</strong></span></p>
<p>Probabilmente è l&#8217;ultimo anno in cui ho le statistiche sui fumetti tratte dal mio db, perché mi son rotto di inserire tutti i dati e da quest&#8217;anno inizierò a usare Anobii in un account specifico per catalogare fumetti, perdendo però così un sacco di dettagli personali. Pazienza. Potrebbe farmi cambiare idea solo scoprire delle API verso un catalogo ISBN molto completo e aggiornato in modo da farmi una nuova applicazione ad hoc (Anobii ha API limitatissime, probabilmente apposta per evitare potenziali parassiti come me).</p>
<p>Comunque sia, nel 2011 il trend di &#8220;meno acquisti&#8221; si è acutizzato: acquistati <strong>161 fumetti</strong> contro i 260 dell&#8217;anno precedente, per una spesa totale di 1521 euri, spesa media 9.33 euri. Ho acquistato meno Bonelli e meno manga, quindi il prezzo medio rimane piuttosto alto.</p>
<p>Qualche trivia: il fumetto più costoso è stato quel mostro della nuova edizione dell&#8217;<em>Eternauta</em>, 40 euri (eh,  ma come farne a meno?); il più voluminoso il curioso fumetto austriaco (!) <em>Heute ist der letze tag vom rest deines lebens, </em>letto in francese come <em>Trop ne c&#8217;est pas assez </em>(464 pagine, storia autobiografica del viaggio in italia di ragazzine punk austriache, tra eroina e italiani pappagalli), seguito dall&#8217;originalissimo <em>Bludzee</em> del mon amour Lewis Trondheim (392 pagine); i manga più voluminosi sono i volumi della serie <em>Genius Family Company</em>, della stessa autrice di <em>Nodame Cantabile</em>, con 360 pagine (la serie parte bene ma svacca molto in fretta); i volumi con maggior superficie acquistati sono ancora l&#8217;Eternauta (30&#215;24) e il francioso di cucina <em>En cuisine avec Alain Passard </em>(24&#215;30, uffa, solo quasi ricette vegetariane!)</p>
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		<title>La triste storia del Sindaco alla Birra</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 08:08:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Sindaco alla Birra fa paura, è un omone ubriaco e scontroso che non fa sconti a nessuno. E non nel senso che fa il sindaco e anche il negoziante, ma nel senso che se deve mollare ceffoni, lo fa. Ha mani grosse come badili. Vi chiederete come ha fatto a diventare sindaco, e vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Sindaco alla Birra fa paura, è un omone ubriaco e scontroso che non fa sconti a nessuno. E non nel senso che fa il sindaco e anche il negoziante, ma nel senso che se deve mollare ceffoni, lo fa. Ha mani grosse come badili. Vi chiederete come ha fatto a diventare sindaco, e vi risponderete: a suon di ceffoni! E&#8217; veramente un tipaccio temibile!</p>
<div>Ma in fondo il Sindaco alla birra ha un cuore d&#8217;oro: si comporta così solo perché la bella Laurina gli ha spezzato il cuore. Ne consegue, come i più attenti avranno notato, che ha un cuore d&#8217;oro spezzato.</div>
<div>E&#8217; una storia lunga che nasce da quando il nostro eroe era un ragazzino. Egli non poteva andare a scuola perché faceva le consegne del latte. Era orfano, e per di più la nonna aveva il ginocchio della lavandaia, e poi si è intromesso Giorgiano.</div>
<div>Ma andiamo con ordine.  Il Sindaco alla Birra e la bella Laurina erano vicini di casa e amici fin dall&#8217;infanzia, le loro famiglie andavano d&#8217;accordo ed erano promessi sposi, innamorati e felici. Tutto si metteva per il meglio, ma Giorgiano incombeva.  Un giorno, un rinoceronte volante atterrò sulla casa della famiglia del Sindaco alla Birra. Tragedia. I suoi genitori morittero, e la nonna, cercando di scappare, inciampò nella Pietra di Marsiglia, che quando la tocchi ti viene il ginocchio della lavandaia, e da lì, poche storie, toccava al Sindaco alla Birra mantenere sé e la sua anziana progenitrice. Si alzava prestissimo, per consegnare il latte, alle nove di mattina ma del giorno prima. Un giorno tornò a casa alle due del pomeriggio del giorno dopo (il suo giorno lavorativo durava 54 ore, tutti i giorni!), e trovò la bella Laurina con Giorgiano.</div>
<div>Giorgiano era il secchione della scuola, e i figlio del prevosto del paese. Nessuno sa cosa sia un prevosto, e se può avere figli, ma lui poteva, era influente e potente e faceva il bello e cattivo tempo nel paese del Sindaco alla Birra. E Giorgiano era promesso prevosto (è una carica ereditaria), quindi un ottimo partito.</div>
<div>Beh, quel giorno fatale il Sindaco alla Birra aveva portato a Laurina un regalo coi fiocchi: un cavatappi di corno di bue! Entrò nel fienile e li trovò in atteggiamento inequivocabile: lui le leggeva poesie ai broccoli, e lei preparava la sambuca arrosto! L&#8217;inciucio era inequivocabile. Allora sbattè il cappello per terra, mostrò il pugno alla luna e gridò &#8220;Per vendicarmi, sarò sindaco! E allora nemmeno il figlio del prevosto potrà alcunché!&#8221;</div>
<p>Passano gli anni. La bella Laurina sforna sette figlioli, uno più bello dell&#8217;altro, e a ogni figlio, il Sindaco sale di un gradino nella gerarchia politica del paese, e ogni sera beve una birra di più , abbrutendosi e divenendo più potente.</p>
<div>Lo stesso giorno in cui viene eletto sindaco, nasce il settimo figlio di Giorgiano e Laurina. Il neoeletto Sindaco alla Birra sale sul palco e si prepara a fare il discorso, sbronzo come una spugna, quand&#8217;ecco che dall&#8217;ospedale lì vicino, da una finestra aperta,  si sente un vagito. Egli allora capisce di aver buttato via la sua vita, e grida &#8220;Il mio sindacato sarà di ceffoni e sudore di sangue!&#8221;. Tutti tremano e trattengono il respiro, e il Sindaco alla Birra rutta.</div>
<div>Finisce così. Ma se rimanete dopo i titoli di coda, c&#8217;è una scena aggiuntiva: si coprono tutti la testa con le mani, tranne un prete pelato che un piccione ci caga in testa, e allora si copre anche lui.</div>
<p>Prossimamente: Consigliere regionale alla Birra!</p>
<p><em>Casomai ve lo chiedeste, tutto questo nasce da Golosino che ha letto male &#8220;Stinco alla birra&#8221; nel mio status Gtalk.</em></p>
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		<title>Free wheel</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 07:21:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa notte ho sognato che la prof di latino mi interrogava per decidere se darmi sette. No, fermi, non andatatevene, lo so che i sogni degli altri sono noiosi come le diapositive del viaggio della zia Enrichetta al Santuario di Padre Pio, ma io parlo d&#8217;altro. Dicevo, mi interrogava ma io, per dimostrare di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa notte ho sognato che la prof di latino mi interrogava per decidere se darmi sette. No, fermi, non andatatevene, lo so che i sogni degli altri sono noiosi come le diapositive del viaggio della zia Enrichetta al Santuario di Padre Pio, ma io parlo d&#8217;altro.</p>
<p>Dicevo, mi interrogava ma io, per dimostrare di essere un tipo gangan che ne sa ben oltre il latino e quindi merita almeno il sette se non di più, mi mettevo a pontificare su Hemingway e giustificavo il fatto che picchiasse sua moglie. La cosa ha stupito due volte il mio &#8220;io lucido&#8221;, perché 1) non ho idea se Hemingway avesse una moglie e tantomeno se la picchiasse 2) ritengo che non esista nessuna buona ragione per picchiare la propria moglie. E comunque a questo punto l&#8217;io lucido ha preso il sopravvento e mi son reso conto che non mi ricordavo il titolo dell&#8217;unico romanzo di Hemingway che ho letto, che peraltro mi era piaciuto molto. La cosa mi ha fatto talmente arrabbiare che mi sono svegliato, e poi solo da sveglio mi è venuto in mente che si trattava di &#8220;Per chi suona la campana&#8221;. Detesto quando non mi vengono in mente le cose, pensate un po&#8217; che ieri non mi sovveniva il nome di Isao Takahata! Che vergogna.</p>
<p><em>(sì, ho parlato soprattutto del sogno, ma intanto mi avete letto)</em></p>
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		<title>Misteri della vita CXL: Senpai</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 08:04:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Misteri della vita]]></category>

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		<description><![CDATA[(astioso) Per quanto tempo ancora in ogni manga tradotto in italiano che Dio manda in terra metteranno la nota per spiegare cosa vuol dire &#8220;senpai&#8221;? Baaasta! L&#8217;abbiamo imparato nel 1993 ai tempi di Video Girl Ai!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>astioso)</em></p>
<p>Per quanto tempo ancora in ogni manga tradotto in italiano che Dio manda in terra metteranno la nota per spiegare cosa vuol dire &#8220;senpai&#8221;? Baaasta! L&#8217;abbiamo imparato nel 1993 ai tempi di <em>Video Girl Ai</em>!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Boldi su Twitter</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 14:13:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so se vi siete resi conto che in questi giorni è esplosa la moda di Twitter tra le celebrità. Tra di queste, poteva forse mancare il re dei minus habes, il Cipollino Massimo Boldi? Innanzitutto, la foto. La trovo impagabile. Devono avergli detto che Twitter è mica roba da scemi, quindi ha fatto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se vi siete resi conto che in questi giorni è esplosa la moda di Twitter tra le celebrità. Tra di queste, poteva forse mancare il re dei minus habes, il Cipollino Massimo Boldi?</p>
<p><a href="http://www.xxmiglia.com/images/pork.png"><img class="alignleft size-full wp-image-1150" title="pork" src="http://www.xxmiglia.com/images/pork.png" alt="" width="506" height="93" /></a></p>
<p>Innanzitutto, la foto.  La trovo impagabile. Devono avergli detto che Twitter è mica roba da scemi, quindi ha fatto una faccia da uomo maturo e serio. Proabilmente un secondo dopo è esploso gridando &#8220;Il peperino della sera! E dai, e dai, e compra il giornale!&#8221;</p>
<p>E poi il tweet. Una considerazione da bar che magari è anche abbastanza vera, ma &#8220;e allora&#8221;? Dieci anni fa io avevo più capelli di oggi! Ma soprattutto, perché Massimo Boldi si sente in dovere di ricordarci che il costo della vita è aumentato? Ipotesi: preparazione a una critica all&#8217;attuale governo in modo da poter sfruttare meglio il ritorno di Berlusconi (&#8220;Io ti sono sempre stato fedele! Twitter lo dimostra!&#8221;).</p>
<p>Ma insomma, oggi con 1.000 euro al mese cosa fai? Vado 140 volte al cinema a vedere <em>Matrimonio a Parigi.</em></p>
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		<title>Cazzetti awards 2010/2011</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 18:09:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pseudo-recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici, bentrovati alla premiazione annuale dei Cazzetti Awards, ovvero &#8220;Non ve ne frega una ceppa delle mie opinioni cinematografiche, ma le leggerete lo stesso per poter sbeffeggiare i miei gusti&#8221;. Siete pronti? Partenzi! Via! Cazzetto d&#8217;oro: The Social Network di David Fincher, ma soprattutto scritto da Aaron Sorkin. Il che conferma che, per me, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici, bentrovati alla premiazione annuale dei Cazzetti Awards, ovvero &#8220;Non ve ne frega una ceppa delle mie opinioni cinematografiche, ma le leggerete lo stesso per poter sbeffeggiare i miei gusti&#8221;. Siete pronti? Partenzi! Via!</p>
<p><strong>Cazzetto d&#8217;oro</strong>: <em>The Social Network</em> di David Fincher, ma soprattutto scritto da Aaron Sorkin. Il che conferma che, per me, il cinema è soprattutto scrittura. Può non fregarmente niente di quella patata bollita di Zuck, ma sono rimasto conquistato dalla narrazione, dall&#8217;intreccio, dalla potenza dei dialoghi.</p>
<p><strong>Cazzetto d&#8217;argento</strong>: <em>Il Grinta</em> di Joel ed Ethan Coen. Non a tutti è piaciuto questo remake dei Coen, un western assolutamente puro e classico, crudo e duro. Beh, a me sì. Mi ha proprio incantato, molto più delle atmosfere simili eppur dissimil di <em>Non è un paese per vecchi</em>.</p>
<p><strong>Cazzetto di bronzo</strong>:<em> Easy Girl</em> di Will Gluck. &#8220;E che cacchio è?&#8221; E&#8217; una commediola americana che strizza l&#8217;occhio (a volte pure due) ai classici adolescenziali anni &#8217;80 di John Hughes. Un sacco divertente e intelligente, reinventa un genere. Non un capolavoro, ma ce ne fossero di film così.</p>
<p><strong>Cazzetto moscio</strong>: nessuno in particolare quest&#8217;anno. Ho visto diversi film bruttini, ma nessuno così orripilante. Sto invecchiando?</p>
<p><strong>Cazzetto di cartone</strong> per il miglior film animato: una volta tanto che la Pixar non fa uscire alcun film, gli altri se la possono giocare. <em>Porco Rosso</em> è fuori concorso, troppo facile. E allora, sebbene forse sia un passo indietro rispetto al suo film precedente, la tenera storia de <em>L&#8217;illusionista </em>di Sylvain Chomet conquista il premio</p>
<p><strong>Premio speciale &#8220;Pernacchia&#8221;</strong> al film con più pretese fallite: <em>Inception</em> di Cristopher Nolan. No, non posso accettare che l&#8217;inconscio diventi una serie infinita di inseguimenti e sparatorie. Era già noioso in Batman, figuriamoci in un film che vuole dire qualcosa di più. Cristo&#8217;, torna ai mutandati col mantello, dai.</p>
<p><strong>Premio speciale &#8220;Taricone&#8221;</strong> al film più tamarro: era attesissimo e non ha deluso; <em>Machete</em> di Robert Rodriguez è il film più tredicenne che tabbia visto da tempo. Tette! Budella! Auto a dondolo con ruote gigantesche! Che spasso, ragazzi!</p>
<p><strong>Premio speciale &#8220;Ipnosi</strong><strong>&#8220;: </strong>quest&#8217;anno non è uscito nessun film Pixar. Quest&#8217;anno non è uscito nessun film Pixar. Quest&#8217;anno non è uscito nessun film Pixar.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Premio speciale &#8220;Meh&#8221;</strong> al film che tutti dicevano bello e invece bah: <em>Nessuno mi può giudicare </em>di Massimiliano Bruno. Sì, non è un film di Boldi, ma è comunque una commedia italiana scemina e prevedibile. Potevo farne anche a meno.</p>
<p><strong>Premio speciale &#8220;Pizzaspaghettimandolino&#8221;</strong> al miglior film italiano: nonostante tutto, a me <em>Habesum Papam</em> di Nanni Moretti,  con tutti i suoi difetti, è piaciuto molto. Moretti parla sempre di Moretti anche quando fa finta di parlare di papi, ma va bene così. Lo amiamo anche per questo.</p>
<p><strong>Premio speciale &#8220;Bufala&#8221;</strong> al film che tutti dicevano geniale e invece bah: <em>Buried </em>di Rodrigo Cortés. Eh beh, sì, ok, hai fatto un film con una sola location di un tizio sepolto vivo, ecco una medaglia, ma non è mica vero che tieni la tensione alta per 80 minuti. Ci si annoia, e il tanto decantato finale sconvolgente non è nulla di che.</p>
<p><strong>Premio speciale &#8220;Uovo di Pasqua&#8221; </strong>al film che è stata una sorpresa inaspettata: dopo sette film altalenanti, ma più dimenticabili che memorabili, l&#8217;ultimo film della saga potteriana <em>Harry Potter e i doni della Morte parte II</em> è proprio bello. Spumeggiante, epico, tiene incollati alla poltrona e riesce persino a commuovere per il finale chi, come me, apprezza l&#8217;antipaticissima creatura della Rowling senza però esserne fan.</p>
<p><em>Update!</em></p>
<p><strong>Premio speciale &#8220;Italo Svevo&#8221;<em> </em></strong>per la vecchiaia che fa paura: <em>Hereafter</em> di Clint Eastwood. A tratti si vede la magia del grande regista, ma il  film è talmente scemo, noioso e Matt Damon che ho paura delle prossime  opere di uno degli autori che ho più amato in questi ultimi anni.</p>
<p>(E dov&#8217;è <em>Il Cigno Nero</em>? Eh, mi è piaciuto ma non l&#8217;ho sentito un film mio. Capita.)</p>
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		<title>Squadra rialzo (hop!)</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 15:11:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che vado in treno a Milano rido un sacco perché arrivati in stazione Centrale c&#8217;è un cartello con scritto &#8220;Squadra Rialzo Stazione Milano Centrale&#8221;. Io mi immagino sempre quei signori che, hop! si allenano per giocare a rialzo! Hop! Che talenti bisogna avere per poter entrare in una Squadra Rialzo? E che allenamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che vado in treno a Milano rido un sacco perché arrivati in stazione Centrale c&#8217;è un cartello con scritto &#8220;Squadra Rialzo Stazione Milano Centrale&#8221;.</p>
<p>Io mi immagino sempre quei signori che, hop! si allenano per giocare a rialzo! Hop! Che talenti bisogna avere per poter entrare in una Squadra Rialzo? E che allenamenti si fanno?</p>
<p>Da grande farò il ferroviere per poter entrare nella Squadra Rialzo di Milano Centrale. Hop!</p>
<p><em>(non so mica se son tornato, ma dai, facciamo un tentativo!)</em></p>
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		<title>Calci nel culo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 06:52:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pinguini nel salotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli studenti di architettura che vivono al primo piano del mio palazzo hanno appeso questo sulla loro porta: Quanti calci nel culo avreste voglia di dare a questi babbi di minchia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli studenti di architettura che vivono al primo piano del mio palazzo hanno appeso questo sulla loro porta:</p>
<p><img class="size-full wp-image-1131 aligncenter" title="arte" src="http://www.xxmiglia.com/images/arte.jpg" alt="" width="586" height="424" /></p>
<p>Quanti calci nel culo avreste voglia di dare a questi babbi di minchia?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Misteri della vita CXIX: Ripensarsi musicalmente</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 08:35:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Misteri della vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sembra evidente che i musicisti si stufino di suonare sempre le stesse cose, ed è per questo che, ai concerti, fanno malvolentieri i pezzi più vecchi. Mi pare in effetti comprensibilissimo che, dopo decenni a suonare &#8220;Satisfaction&#8221; in tour gli Stones preferiscano fare altro (anche se poi quella canzone la suonano perché altrimenti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra evidente che i musicisti si stufino di suonare sempre le stesse cose, ed è per questo che, ai concerti, fanno malvolentieri i pezzi più vecchi. Mi pare in effetti comprensibilissimo che, dopo decenni a suonare &#8220;Satisfaction&#8221; in tour gli Stones preferiscano fare altro (anche se poi quella canzone la suonano perché altrimenti i fan li linciano; anzi, di solito in generale il pubblico predilige sentire una bella fetta di vecchia roba).</p>
<p>Ma allora, perché non rielaborano mai quegli stessi pezzi? Non parlo di riarrangiamenti, quelli li fanno un po&#8217; tutti, ma proprio rifare una canzone, cambiandone il testo anche radicalmente (*), tagliando una strofa perché è troppo lunga o aggiungendone una perché hai qualcos&#8217;altro da dire, sperimentando una nuova intro, usando qualche nuova idea per l&#8217;assolo. Ho cioè l&#8217;impressione che le canzoni, una volta scritte e pubblicate, siano sostanzialmente immutabili, e la cosa un po&#8217; mi sorprende. C&#8217;è qualche ragione di copyright per cui nessuno lo fa o semplicemente &#8220;non si usa&#8221;? O qualcuno ha utilizzato comunemente idee simili e la mia ignoranza musicale è sconfinata? :)</p>
<p>(*) Mi pare che i Dead Kennedys abbiano fatto questo dedicando una nuova versione di <em>California Uber Alles</em> a Reagan invece che a Jerry Brown, e anche De André ogni tanto cambiava qualche verso col tempo.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Annecy 2011 parte IV: Cosa c&#8217;era di bello (corti fuori concorso)</title>
		<link>http://www.xxmiglia.com/index.php/2011/06/annecy-2011-parte-iv-cosa-cera-di-bello-corti-fuori-concorso/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 07:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>xx</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pseudo-recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno, niente corti di scuola, e ho perso uno spettacolo su quattro di quelli fuori concorso. In compenso, le rassegne mi sono piaciute e ho visto e rivisto alcune cose interessanti. Ma, con ordine, partiamo da qualche citazione dai corti fuori concorso. Bisclavret (Émilie Mercier, Francia) è una favoletta di licantropi in stile un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno, niente corti di scuola, e ho perso uno spettacolo su quattro di quelli fuori concorso. In compenso, le rassegne mi sono piaciute e ho visto e rivisto alcune cose interessanti. Ma, con ordine, partiamo da qualche citazione dai corti fuori concorso.</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-1110" style="margin-right: 5px;" title="dripped" src="http://www.xxmiglia.com/images/dripped.jpg" alt="" width="90" height="90" align="left" />Bisclavret </strong>(Émilie Mercier, Francia) è una favoletta di licantropi in stile un po&#8217; iconico-medievale, e ha la grossa curiosità che i cattivi, anche se sconfitti, non vengono puniti come meritano;  il finale di &#8220;vissero felici e contenti&#8221; è addirittura dedicato a loro. <strong>Dripped </strong>(Léo Verrier, Francia, immagine a sx) è invece un&#8217;originale corto su Pollock, rappresentato come un ladro di quadri che se li magna ma che non sa disegnare ed è per questo che finisce per pollockare (foto a sx). Oltre a quello in concorso abbiamo un altro Zaramella,<strong> En la opera</strong> (Juan Pablo Zaramella, Argentina) anche se vecchiotto, e fuori concorso. Una gag, anche abbastanza divertente, in tecnica plastilinosa, ma solo una gag. Un antibrivido di eccitazione grazie a <strong>La Femme du lac</strong> (Mathilde Philippon-Aginski, Francia): una tizia si mette dei pesci nella passera e non si capisce perché, ma ci si annoia.  Ero molto curioso di vedere <strong><img class="size-full wp-image-1111" style="margin-left: 5px;" title="mourir" src="http://www.xxmiglia.com/images/mourir.jpg" alt="" width="90" height="90" align="right" />Mourir auprès de toi</strong> (Spike Jonze, Simon Cahn, Francia, a destra), un corto animato del celebre regista Spike Jonze. Boh, niente di che, abbastanza divertente ma banalotto (personaggi che escono dai libri) e realizzato in una stop motion un po&#8217; grezza. Bella sorpresa invece per <strong>Muzorama</strong> (Elsa Brehin, Raphaël Calamote, Mauro Carraro, Maxime Cazaux, Émilien Davaud, Laurent Monneron,  Axel Tillement, Francia, a sinistra): una serie di ritratti surreali con un grosso debito alla visionarietà di Dalì ma con un&#8217;estetic<a href="http://www.xxmiglia.com/images/muzorama.jpg"><img class="size-full wp-image-1113" style="margin-right: 5px;" title="muzorama" src="http://www.xxmiglia.com/images/muzorama.jpg" alt="" width="90" height="90" align="left" /></a>a completamente diversa. Molto originale, è piaciuto molto.  Grazie a <strong>Oh, Paris!</strong> (Oleksandr Shmygun, Ucraina, a destra) ora sappiamo che le vecchie ucraine muoiono appena arrivano a Parigi. Siano avvisate. Rullo di tamburi per <strong>Sergei Prokofiev</strong> (Julia Titova,  Russia, Bielorussia): si tratta di una <img class="size-full wp-image-1112" style="margin-left: 5px;" title="paris" src="http://www.xxmiglia.com/images/paris.jpg" alt="" width="90" height="90" align="right" />biopic, o meglio biocorto (da non confondere con bioparco) sull&#8217;omonimo compositore russo. Non è incredibile la coincidenza? Hanno fatto un corto intitolato &#8220;Sergei Prokofiev&#8221; e parla proprio di Sergei Prokofiev! E&#8217; straordinario! Facezie a parte, è un buon lavoro. <strong>The Gentleman&#8217;s Guide to Villainy</strong> (Aidan McAteer, Aurélie Cauthier, Irlanda) riprende un topos e, nello stile dei vecchi film muti (o, perlomeno, di quello che crediamo che siano essi oggi), fornisce una guida umoristica ai cattivi di tali film, in questo caso su &#8220;come legare la fanciulla inerme sulle rotaie&#8221;. Carino, se ne potrebbe fare una breve serie. Per concludere le segnalazioni, un caveat: <strong>The White Snake</strong> (Ying Fang Shen, Taiwan).  Ho cercato in tutti i modi di dormire durante questa pallosissima favola calligrafica orientale. Non ci sono riuscito. Volevo morire. Non ci sono riuscito. Meno male.</p>
<p>E ora parliamo un po&#8217; delle <strong>rassegne</strong>. Quest&#8217;anno era l&#8217;anno degli<strong> Stati Uniti</strong>, che rappresentano probabilmente la nazione con maggior produzione di animazione al mondo insieme al Jappone (nonché la culla di gran parte dell&#8217;animazione moderna). Una rassegna dedicata a questa nazione, quindi, doveva fare una scelta ben precisa, che, a mio pare<strong><img class="size-thumbnail wp-image-1117 " style="margin-right: 5px;" title="annabella" src="http://www.xxmiglia.com/images/annabella-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" align="left" /></strong>re, è stata parziale e non molto azzeccata. Ci sono stati ben tre programmi dedicati agli <strong>Oscar </strong>durante gli anni. Ne ho visti due, e ho apprezzato entrambi: uno era una rassegna di alcune opere dagli anni &#8217;70 a oggi. Molte cose le avevo già viste, ma fa sempre piacere rivedere <strong>Tango </strong>(sul grande schermo, poi. Peccato abbiano proiettato una VHS!),<strong> Anna &amp; Bella</strong> (foto a sinistra, se non l&#8217;avete mai visto correte a cercarlo, è meraviglioso!), persino <strong>Crac!</strong>, suvvia. Ho anche avuto occasione di vedere il vincitore dell&#8217;anno scorso, <strong>Logorama</strong>, che mi mancava. L&#8217;altro programma invece era dedicato a cose più vecchie: un po&#8217; di pallosette <strong>Silly Simphonies</strong>, e poi una serie di vistissimi ma mai abbastanza <strong>Warner Bros</strong> e <strong>UPA</strong>. Adorabile. Meno interessante un altro programma che ho visto dedicato agli <strong>indipendenti </strong>(un sacco di PES e suoi emuli, ma quasi tutto dimenticabile), e imbarazzante (per me) la proiezione del film <strong>The adventures of Mark Twain<img class="size-thumbnail wp-image-1118" style="margin-left: 5px;" title="marktwain" src="http://www.xxmiglia.com/images/marktwain-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" align="right" /></strong>. In questo seminale film di Will Vinton (foto a destra), ho dormito dall&#8217;inizio alla fine. Svegliandomi nei titoli di coda e leggendoli mi son chiesto: &#8220;Ma davvero c&#8217;era Indiano Joe? E Adamo ed Eva? Fiiico!&#8221;. E&#8217; vero che avevo fatto tardi la sera prima ed era verso la fine del festival, quando si inizia a essere stanchi, ma è stato abbastanza ignominioso. Comunque mi dicono che non valesse una sega. Infine, ho avuto anche occasione di rivedere un po&#8217; di fratelli Fleisher: la trilogia di <strong>Popeye e le Mille e Una Notte</strong> più qualche altro corto sparso. Roba datata, ma sempre gradevole.<br />
Al di là della nazione dell&#8217;anno, c&#8217;erano i soliti <strong>Morti </strong>(il programma dedicato agli autori morti durante l&#8217;anno, mai visto uno!), il solito <strong>Politically Incorrect</strong> (che ormai mi sta sui marroni, trovo che il Politically Incorrect consapevole sia ancora più atteggiato ed ipocrita del Politically Correct &#8211; che comunque è ormai passato di moda!) e inoltre una bellissim<img class="size-full wp-image-1119" style="margin-right: 5px;" title="magicpiano" src="http://www.xxmiglia.com/images/magicpiano.jpg" alt="" width="90" height="90" align="left" />a sorpresa: <strong>The world of Flying Machine</strong>. Si tratta di un progetto polacco (sì! sempre loro!) dedicato al compositore Frederick Chopin, che qualcuno potrebbe aver sentito nominare. Una dozzina abbondante di cortometraggi sono legati dal fil-rouge della musica di questo autore e dall&#8217;immagine visiva di un pianoforte volante che compare in tutti i corti, a volte come guest-star, a volte come cameo, a volte come protagonista. E&#8217; particolare degno di menzione il primo e più lungo corto,<strong> Magic Piano</strong> di Martin Clapp, realizzato addirittura in 3D (a sinistra), che seppur un po&#8217; troppo lungo lascia davvero a bocca aperta, ma la qualità media dei corti è molto alta e così anche la varietà di tecniche e registri utilizzati. Si esce dalla proiezione un po&#8217; storditi dal piripì di Chopin, ma un sacco contenti.</p>
<p>E insomma <em>That&#8217;s all folks</em>. Mi sono divertito un sacco e ci risentiamo tra un anno! Tremate.</p>
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