Il Sindaco alla Birra fa paura, è un omone ubriaco e scontroso che non fa sconti a nessuno. E non nel senso che fa il sindaco e anche il negoziante, ma nel senso che se deve mollare ceffoni, lo fa. Ha mani grosse come badili. Vi chiederete come ha fatto a diventare sindaco, e vi risponderete: a suon di ceffoni! E’ veramente un tipaccio temibile!
Passano gli anni. La bella Laurina sforna sette figlioli, uno più bello dell’altro, e a ogni figlio, il Sindaco sale di un gradino nella gerarchia politica del paese, e ogni sera beve una birra di più , abbrutendosi e divenendo più potente.
Prossimamente: Consigliere regionale alla Birra!
Casomai ve lo chiedeste, tutto questo nasce da Golosino che ha letto male “Stinco alla birra” nel mio status Gtalk.
Questa notte ho sognato che la prof di latino mi interrogava per decidere se darmi sette. No, fermi, non andatatevene, lo so che i sogni degli altri sono noiosi come le diapositive del viaggio della zia Enrichetta al Santuario di Padre Pio, ma io parlo d’altro.
Dicevo, mi interrogava ma io, per dimostrare di essere un tipo gangan che ne sa ben oltre il latino e quindi merita almeno il sette se non di più, mi mettevo a pontificare su Hemingway e giustificavo il fatto che picchiasse sua moglie. La cosa ha stupito due volte il mio “io lucido”, perché 1) non ho idea se Hemingway avesse una moglie e tantomeno se la picchiasse 2) ritengo che non esista nessuna buona ragione per picchiare la propria moglie. E comunque a questo punto l’io lucido ha preso il sopravvento e mi son reso conto che non mi ricordavo il titolo dell’unico romanzo di Hemingway che ho letto, che peraltro mi era piaciuto molto. La cosa mi ha fatto talmente arrabbiare che mi sono svegliato, e poi solo da sveglio mi è venuto in mente che si trattava di “Per chi suona la campana”. Detesto quando non mi vengono in mente le cose, pensate un po’ che ieri non mi sovveniva il nome di Isao Takahata! Che vergogna.
(sì, ho parlato soprattutto del sogno, ma intanto mi avete letto)
Non so se vi siete resi conto che in questi giorni è esplosa la moda di Twitter tra le celebrità. Tra di queste, poteva forse mancare il re dei minus habes, il Cipollino Massimo Boldi?
Innanzitutto, la foto. La trovo impagabile. Devono avergli detto che Twitter è mica roba da scemi, quindi ha fatto una faccia da uomo maturo e serio. Proabilmente un secondo dopo è esploso gridando “Il peperino della sera! E dai, e dai, e compra il giornale!”
E poi il tweet. Una considerazione da bar che magari è anche abbastanza vera, ma “e allora”? Dieci anni fa io avevo più capelli di oggi! Ma soprattutto, perché Massimo Boldi si sente in dovere di ricordarci che il costo della vita è aumentato? Ipotesi: preparazione a una critica all’attuale governo in modo da poter sfruttare meglio il ritorno di Berlusconi (“Io ti sono sempre stato fedele! Twitter lo dimostra!”).
Ma insomma, oggi con 1.000 euro al mese cosa fai? Vado 140 volte al cinema a vedere Matrimonio a Parigi.
Ogni volta che vado in treno a Milano rido un sacco perché arrivati in stazione Centrale c’è un cartello con scritto “Squadra Rialzo Stazione Milano Centrale”.
Io mi immagino sempre quei signori che, hop! si allenano per giocare a rialzo! Hop! Che talenti bisogna avere per poter entrare in una Squadra Rialzo? E che allenamenti si fanno?
Da grande farò il ferroviere per poter entrare nella Squadra Rialzo di Milano Centrale. Hop!
(non so mica se son tornato, ma dai, facciamo un tentativo!)
Gli studenti di architettura che vivono al primo piano del mio palazzo hanno appeso questo sulla loro porta:

Quanti calci nel culo avreste voglia di dare a questi babbi di minchia?
Trovate una deduzione dalle seguenti inutili informazioni:
Ho scoperto che mi piacciono i pomodorini freschi come ingrediente della pizza.
Però alla pizzeria Il Focone della Fiumara di Genova te li mettono a fine cottura, e non è la stessa cosa.
La notte scorsa avevo una zanzara in camera.
Detesto la pubblicità alla radio perché ha sempre voci troppo caricaturali.
Lunedì mi hanno cambiato il contatore Enel.
Questa sera vado a un corso di torte salate.
Nel gruppo dei miei colleghi, il prossimo compleanno è il mio.
Non mi ricordo mai cosa significa sesquipedale. Lo cerco, annuisco e poi lo dimentico.
Ieri sera alle 18.15 il panetterie in Vicolo Canneto il Lungo di fronte al Carrefour a Genova aveva già finito il pane.
Io non sono biondo.
Buon lavoro!



