(astioso)
Per quanto tempo ancora in ogni manga tradotto in italiano che Dio manda in terra metteranno la nota per spiegare cosa vuol dire “senpai”? Baaasta! L’abbiamo imparato nel 1993 ai tempi di Video Girl Ai!
Mi sembra evidente che i musicisti si stufino di suonare sempre le stesse cose, ed è per questo che, ai concerti, fanno malvolentieri i pezzi più vecchi. Mi pare in effetti comprensibilissimo che, dopo decenni a suonare “Satisfaction” in tour gli Stones preferiscano fare altro (anche se poi quella canzone la suonano perché altrimenti i fan li linciano; anzi, di solito in generale il pubblico predilige sentire una bella fetta di vecchia roba).
Ma allora, perché non rielaborano mai quegli stessi pezzi? Non parlo di riarrangiamenti, quelli li fanno un po’ tutti, ma proprio rifare una canzone, cambiandone il testo anche radicalmente (*), tagliando una strofa perché è troppo lunga o aggiungendone una perché hai qualcos’altro da dire, sperimentando una nuova intro, usando qualche nuova idea per l’assolo. Ho cioè l’impressione che le canzoni, una volta scritte e pubblicate, siano sostanzialmente immutabili, e la cosa un po’ mi sorprende. C’è qualche ragione di copyright per cui nessuno lo fa o semplicemente “non si usa”? O qualcuno ha utilizzato comunemente idee simili e la mia ignoranza musicale è sconfinata? :)
(*) Mi pare che i Dead Kennedys abbiano fatto questo dedicando una nuova versione di California Uber Alles a Reagan invece che a Jerry Brown, e anche De André ogni tanto cambiava qualche verso col tempo.
Un mio amico, se vorrà si rivelerà, cercando statistiche sul suo sito è incappato in questo:

Ci sono diverse voci niente male (“spero che ne sia valsa la pena bmw”, “quanto sei que tive orgmasmo”), ma è inutile far finta di niente: la vera voce “WTF” è virus della babbiera. Cosa diamine è il virus della babbiera? Anzi, cosa cazzo è una babbiera?
Cosa diamine è un menadito?
(se non, se ricordo bene, un giuochino con le dita che facevano Stanlio e Ollio in un vecchio film. Certo, film nuovi con Laurel & Hardy temo non ce ne siano. Ma cosa c’entra con “conoscere le cose a menadito”?)
Per un sacco di anni le domeniche sera della mia famiglia sono state dedicate alla “cena a casa della nonna”. Credo che un po’ tutte le famiglie abbiano riti simili, ma al nostro si aggiungevano menu abbastanza standard (ravioli e polpette in inverno, cima o vitel tonnée in estate) e, soprattutto, le paste (qualcuno le chiamerà “pastarelle”).
Non sono mai stato golosissimo di dolci, però le paste mi piacevano. Erano prese dal pasticcere Cacciamani che era bravino (*), oltre ad avere l’innegabile vantaggio di essere letteralmente a venti metri da casa di mia nonna, e di solito erano scelte da Zia Adelina, e più o meno erano sempre le stesse. C’erano le più popolari, tipo i bigné al cioccolato (le mie predilette) o le paste con la panna (le preferite di mia sorella), alcune che in qualche modo andavano via (le cosiddette “manine”, i cannoli, le paste alla crema) e quelle che non piacevano un granché a nessuno ma che chissà perché continuavamo a scegliere (i bigné verdi, mai capito a cosa fossero, forse al pistacchio?). E le paste con la frutta. Due. Intoccabili. Appena qualcuno si avvicinava a una di esse, Zia Adelina era in agguato a intervenire: “Fermo lì! Quelle sono per la mamma!” perché in effetti piacevano a mia mamma, la quale però più di una non ne mangiava. E quindi chi voleva la pasta con la frutta rimaneva a becco asciutto.
Purtroppo zia Adelina non c’è più, perché ora rimarrò per sempre con la curiosità di sapere
a) che fine faceva la seconda pasta alla frutta che rimaneva intonsa
b) perché diamine non prendevamo una o due paste alla frutta in più al posto dei bigné verdi)
(ma ho il sospetto che Zia Adelina si mangiasse sia la pasta alla frutta che i bigné verdi)
(*) Cacciamani fa anche l’unica focaccia al mondo che sia buonissima pur essendo lontana dai canoni della focaccia genovese, ed è l’unica focaccia edibile di Alassio. Sappiatelo, e aspetto la mancia da Cacciamani per la marchetta.
Ogni tanto mi chiama qualcuno al cellulare sbagliando numero. Capita a tutti. Ma perché quelli che sbagliano con me sono sempre di Napoli? C’è una congiura sotto il Vesuvio per farmi sbavare dalla rabbia e sbattere il cappello per terra dalla frustrazione?


