Ho sempre trovato stupido e inutile il proverbio Chi vive sperando muore cagando, perché mi pare scioccamente volgare e disilluso. Cos’è, rinunciamo a sperare solo perché può andare male? E che razza di immagine è “morire cagando”? Che diamine!
In realtà, ripensandolo bene, dice una grande verità: tutti viviamo sperando (ad un certo punto la speranza l’abbiamo, anche se poi magari la perdiamo), e tutti moriamo cagando (è una spiacevole realtà fisiologica dovuto al rilassamento dei muscoli dopo il decesso). Quando me ne sono reso conto mi sono quasi commosso.
Fakt 8: I popoli la sanno lunga, ma non hanno un buon ufficio marketing.
(Corollario 1: curiosamente, la balena e il lupo della tradizionale risposta agli auguri superstiziosi si prestano al proverbio: crepi/speriamo che non caghi. Che non muoia cagando!)
(Corollario 2 : maledetti popoli!)
In questi giorni, vicino a Genova sta divampando un incendio piuttosto grande e piuttosto vicino alla città. Le conseguenze sono evidenti e molteplici: l’inquietante colore rossastro del cielo in una giornata altrimenti serena; il fumo che invade la città e fa respirare male; il rumore continuo dei Canadair nella loro opera di spegnimento; l’odore di portacenere che pervade gli ambienti chiusi come gli uffici; il traffico che si blocca nei punti “panoramici” per vedere l’incendio; l’impossibilità di stendere i panni a causa della cenere che piove sulla città.
Ma questi sono dettagli, la conseguenza più importante è quella che tutti tacciono:
Fakt 7: A stare a lungo vicino a un incendio, aumentano di molto le caccole nel naso.
L’altro giorno ho assistito in autobo ad un alterco tra due signore che ho trovato piuttosto interessante. Una di esse parlava di argomenti presumibilmente molto personali e delicati al cellulare a voce alta in un mezzo pubblico affollato (pultroppo non ho capito quale fosse il tema del discorso, ero lontano). L’altra si è permessa di fare un commento su di essi, criticando la prima in qualche modo. Ancora una volta, mi rammarico di non aver sentito in cosa consistesse questa osservazione. La discussione, ahimé, è stata quasi civile e si è svolta a colpi di “maleducata”, “impicciona” e simili. Niente “cat fight”, quindi, e in breve le scimmie si son rimesse a suonarmi la Marsigliese in testa.
Il dilemma morale sottostante è stimolante: ovviamente entrambe le megere si sono comportate malissimo, ma quale delle due è stata la peggiore? Quella che costringe gli altri a farsi i cazzi suoi, o quella che abbocca all’invito in modo talmente sgarbato? Si tratta di due abissi di malvagità tali che è dura decidersi. Però, nonostante tutto, avendo già deciso in passato che farsi i cazzi propri è una virtù sopravvalutata, direi che possiamo stabilire che:
Fakt 6: la prima signora era proprio una stronza.
Ogni anno, verso fine giugno, i telegiornali aprono sempre con le notizie su cosa sia uscito come tema alla maturità nella prima prova, e anche sugli autori usciti al classico come versione (”Cicerone! Tacito! Wow!”) e addirittura una traccia sulle prove matematiche dello scientifico (di solito esposte con palese ignoranza dell’argomento: “Parabole allo scientifico!”).
Cui prodest? A chi giova tutto ciò?
Fakt: delle prove scritte della maturità non frega niente a nessuno tranne che agli studenti coinvolti negli esami, che però sanno già in cosa consistono le prove.
In realtà ho il sospetto che qualcuno pensi che i temi della maturità possano essere una sorta di termometro culturale della nazione, e che possano quindi in qualche modo riflettere l’andamento sociale dell’Italia. Ovviamente questo non ha senso: se per una volta hanno parlato di qualcosa di vagamente nuovo come i Social Network, c’è pur sempre Svevo che è certamente un autore modernissimo, ma lo era anche due, dieci, cinquant’anni fa.
Sarebbe invece auspicabile che il Marchese dei Temi (sì, per scrivere le tracce devi essere un nobile con un titolo non inferiore al Marchesato) proponesse questa, per l’anno prossimo:
“Di recente, quando mi lavo i denti con lo spazzolino elettrico, mi sporco sempre di dentifricio il polso destro, cosa che non era mai successo in precedenza. Esponga il candidato le sue opinioni a proposito.”
(Scusate la latitanza, amici, ma prima o poi torno a scrivere regolarmente!)
Ho ricevuto la mia prima visita dal futuristico e nuovissimo motore di ricerca di Microsoft, il tanto discusso Bing.
La ricerca era “donne che trompano” (sic).
Fakt: Google, Yahoo o Microsoft, certe cose non cambiano mai.
Non so quante volte ormai mi sia successo che, per caso, mi ritrovo a dire qualcosa come “Murai, lo sai?” o “Urca, che bello!” o “Hop hop hop somarello”, e vedo il mio interlocutore accendersi perché ha colto e sa di cosa sto parlando. Anche voi vi siete illuminati come una lampadina, vero? Si tratta di tre tracce contenute in una compilation uscita a metà anni ‘80 chiamata “Bimbomix”, una di una serie. Per qualche oscura ragione, tra i diversi Bimbomix usciti questo mi risulta essere il più popolare: non so quante copie ne abbiano venduto, ma so che una quantità paurosa di persone sa dimostrarmi che “questa non è una canzone, è una moto” (chi volesse farlo nei commenti è libero, ma non cercate su Google, me ne accorgerei!), e dubito che la canzone di Zuzzurro e Gaspare fosse uscita in altre edizioni.
Quello che inoltre è curioso è l’assurdità con cui sono state messe insieme le canzoni, apparentamente senza ragionamenti di qualità, genere, o, soprattutto, di target. Non occorre essere dei genii per supporre che Bimbomix debba essere pensato per i bimbi, ma le cose non sono così ovvie. Osserviamo l’elenco delle tracce:
Ray Parker Jr. - Ghostbusters
Video Kids - Woodpeckers from Space
O’Bryan - The Never Ending Story [cover]
Jungle Boy - Tarzan Boy
Tibor Levay - Gypsy Boobie
Solution - La Ballata di Bo e Luke [cover]
Nadia - L’Incantevole Creamy [cover]
Zuzzurro e Gaspare - Ce l’ho qui la brioche
Andrea - I’m a Lover
I Trettré - Iammammare
Ricchi e Poveri - Made in Italy
Enrico Beruschi - Urca che bello
Al Bano e Romina Power - Magic Oh Magic
Paolo Barabani - Hop Hop Somarello
E’ assolutamente folle. Assistiamo a sigle di programmi televisivi (per di più come cover) , a canzonacce di comici del Drive In (oltre a quella di Zuzzurro e Gaspare ci sono Enrico Beruschi e i mortali Trettré), al pop italiano stile sanremese (Al Bano e Romina Power o i Ricchi e Poveri) e poi un po’ di sano pop anni ‘80, sia in guisa di canzoni che in qualche modo sono arrivate fin oggi (Ghostbusters, Tarzan Boy, Woodpecker from space) sia in guida di pezzi invece assolutamente dimenticati (I’m a Lover, Gypsy Boobie). Come se non bastasse, completa il tutto un’oscura canzone probabilmente di derivazione scoutistico-ciellina, che ci racconta quanto è bello essere un asino che porta in giro Gesù.
Eppure Bimbomix, magari anche grazie al bombardamento pubblicitario con le animazioni (a naso, ripensandole, erano di Manuli) è stato popolarissimo. Cosa ci insegna tutto questo? Semplice:
Fakt 3: Non esiste alcuna logica nel successo di un disco


