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  • Deignominizziamo il mondo

    Quando le cose iniziano ad andare storte, è un effetto valanga. Prendi ieri: lunedì mattina invernale piovoso, la slovecca mattutina dura un quarto d’ora e sei già in ritardo. Poi ci si alza, si indossa la polverina che il giorno prima ci è stata sì cara e, di fronte allo specchio, si scopre di essere vittima di un tricoscazzo come pochi. I jeans che volevi indossare sono fuori discussione a causa della solita uoscimosi del weekend, e allora non ti rimane che andare in ufficio. Sai che avrai una riunione particolarmente noiosa quindi, per evitare di rollarsi a causa delle troppe zumballere, ti prendi un caffè alla macchinetta. Tac! Lo sfrusso non scende, ovvio! E cercando di girare il caffè con un dito, te lo scotti! Lo stesso dito che, sfiorando i pispoli cardinali, farà un male bestia (non parliamo poi del bombetto paura con un bel “rm -rf /”! Dolore!). Non serve a nulla indugiare sui brodolaici in Facebook né sperare che in mensa ci siano le patate al forno il cui mandusso è sempre così prelibato, tanto più che di sera ci sarà una cena con gli struboli: no, l’unica è fare una rapina in banca e scappare con due corcoricchi belli pieni. Allora non ci saranno più lunedì che tengano!

    No, non siete impazziti né siete finiti in un fumetto di Teddy Bob, ma siete finiti in un articolo che parla degli ignomini, ovvero quelle situazioni o azioni o stati d’animo non descrivibili con una sola parola in una data lingua. Ad esempio, ignomini dell’italiano sono l’azione di “andare al cesso con un Diabolik per trastullarsi durante l’attesa” o il guscio giallo di plastica a forma di uovo che contiene le sorpresine Kinder. Dare nomi agli ignomini (cioè “deignominizzare”) non è certo un’idea originale: lo facevano Aldo, Giovanni e Giacomo negli sketch dei sardi tanti anni fa a Mai Dire Gol, so che c’è un thread su Friendfeed con gente popolare della blogosfera che se ne occupa, e comunque un po’ tutti ci abbiamo già pensato. Ma in che modo questo dovrebbe impedire me e i miei sidekick di cimentarci?

    I più attenti avranno notato che il concetto di ignomine era un ignomine esso stesso, prima di essere deignominizzato. Però prima, non esistendo la parola ignomine, non lo era. Quindi “ignomine” non è mai stato un ignomine. Si sappia inoltre che si definisce ignominofago colui che deignominizza, e ignominofero colui che suggerisce all’ignominofago ignomini fa deignominizzare. Io sono un buon ignominofero mentre Kotekino, autore della quasi totalità dei nomi, è un favoloso ignominofago. Sia lode a Kotekino!

    Ed ecco l’elenco alfabetico degli ex-ignomini che compaiono nel tribolato raccontino di apertura.

    Bombètto: vedi Indiciàta

    Bratislazzo: vedi Slovecca

    Brodolàico: 1- il gesto di chi utilizza l’opzione “like” su Facebook e simili per i propri post, commenti e simili. 2- per estensione, la persona che indulge troppo spesso nei brodolaichi.

    Corcorìcco: sacco di juta col simbolo del dollaro (“$”) stampato sopra che nei fumetti viene usato per fare le rapine. Probabile deformazione ironica del termine corcoro (sinonimo, appunto, di juta o iuta) ad opera di qualche buontempone.

    Indiciàta: detta anche bombetto (gergale), l’indiciàta, in informatica, è il colpo sulla tastiera più deciso degli altri che si dà per eseguire una procedura/linea di comando o lanciare una compilazione o, genericamente, eseguire un’operazione conclusiva di una serie di operazioni in ambito informatico/tecnologico. Nel caso in cui il bombetto sia particolarmente importante (ad esempio l’esecuzione di un comando, irreversibile e risolutivo, in seguito a mesi di preparazione oppure quando il presidente degli Stati Uniti sta per lanciare la bomba atomica) viene detta Indiciàta Terminale o Bombetto Paura.

    Mandùsso (detto anche Boccone briccone o Boccone del divorzio): ultimo boccone del piatto che si tiene da parte perché è il più buono (es. la patata più bruciacchiata, il maccherone più intriso di sugo, la parte centrale del filetto bella rosata). L’etimologia è piuttosto controversa, ma l’ipotesi più accreditata vede il termine derivare dal latino tardo manducare = mangiare e uxor = moglie: normalmente tale ultimo boccone viene conservato come una reliquia da parte dell’uomo per poter concludere il pasto con il botto (specialmente al ristorante); diciamo pure che l’uomo degusta l’intero piatto pensando a quel boccone. Ma, quando sta per mangiare la delizia, ecco che arriva sua moglie, glielo ruba con guizzo felino e lo inghiotte sussurrando con un sorriso amabile “ma sì, dai, fammi assaggiare quello che hai preso tu”, ignorando i ripetuti inviti all’assaggio che lo sventurato marito le ha rivolto durante tutta la degustazione.

    Pìspolo: tipico rilievo presente nei tasti J e F delle tastiere standard qwerty. La loro funzione è quella di offrire alle dita di un dattilografo esperto i punti di riferimento centrali per poter digitare i tasti senza l’ausilio della vista (i punti di riferimento periferici sono i confini medesimi della tastiera). Per questa ragione sono anche chiamati Pispoli orientativi o Pispoli cardinali.

    Polverina: tipica giacchetta di pile da mettere sopra il pigiama per stare in casa durante i pigri pomeriggi invernali. Niente come la polverina sembra adatta a trattenere le polveri più irritanti e fastidiose che si annidano in ogni casa.

    Rollàrsi: l’atto di svegliarsi improvvisamente, dallo stato di sonno leggero tipico dell’addormentamento in treno, in seguito al dondolamento della testa, non adeguatamente appoggiata su una superficie idonea, causato dal rollio tipico del trasporto su rotaia.

    Sfrusso: vedi Sfruz

    Sfruz (o sfrusso nella sua versione italianizzata): bastoncino di plastica trasparente fornito dalla macchinette del caffè, da utilizzare per miscelare la benvanda erogata. Probabile onomatopea, mutuata dal dialetto trentino.

    Slovecca: periodo che va da pochi secondi a parecchi minuti (a seconda delle abitudini) in cui al mattino, dopo aver spento la sveglia, si raccolgono le energie per alzarsi ed affrontare la giornata. Es. “questa mattina mi son concesso una slovecca di dieci minuti prima di riuscire ad alzarmi”. Di derivazione dall’inglese “slow wake-up”; per un curioso fraintendimento sull’etimologia la slovecca è detta gergalmente Bratislazzo.

    Strùbolo:  parente che è un parente ma che non è definito con un nome più preciso. Ad esempio, Beppe è il figlio della cugina prima di mia nonna: è un parente, ma uno strubolo. Chiara è la nipote di mio cognato: è una mia strubola acquisita.

    Tricoscàzzo: dicesi tricoscazzata una persona che, appena sveglia, prova irritazione per la piega cementificata irreversibile che hanno preso i suoi capelli, pigiati per 12 ore sul cucino. Il tricoscàzzo è tipico dei giovani riccioluti, ma anche alcune donne adulte ne soffrono. Normalmente, però, per tali donne si parla di Triconarciscazzo, che è quello stato d’animo ambivalente negativo ma anche positivo conseguenza della piega cementificata dei capelli a contatto col cuscino ma causa di lunghe e costose mattinate passate amabilmente dal parrucchiere.

    Uoscimòsi: disappunto che si prova quando, appena fatta partire una lavatrice, si scopre un capo di vestiario che avrebbe dovuto andare in quella macchinata ma ormai è troppo tardi per aggiungerlo.

    Zumbàllera: tipo particolare di sonnolenza che si verifica nelle riunioni lavorative poco interessanti o in cui la presenza è poco necessaria. Spesso le persone si rollano (vedi Rollarsi) durante tali occasioni, producendo l’onomatopea che dà etimo alla parola.

    22 Comments »

    1.  MonsterID Icon

      Applausi a tutti! Ignominofagi e ignominiferi! (bel tema! Bravo Luca! Ti meriti un più!)

      Comment di Botty • 23 November 2010 17:21

    2.  MonsterID Icon

      Grazie prof! E adesso cannibalizzo la discussione sottraendola ai maialini. ;)

      Comment di xx • 23 November 2010 17:24

    3.  MonsterID Icon

      Clap clap clap (in particolar modo al tema iniziale ed allo strùbolo).

      Poveri maialini, avevano appena trovato un barlume vitale e sprofonderanno di nuovo nella grigia desolazione per mesi.

      (comunque io mi voto Mandusso medaglia d’oro, Bratislazzo argento e Corcoricco bronzo)

      Comment di kotekino • 23 November 2010 17:54

    4.  MonsterID Icon

      Bombetto tutta la vita!
      Best post ever!

      Comment di Ale • 23 November 2010 18:31

    5.  MonsterID Icon

      Grazie Ale. :)

      La mia classifica è invece Bombetto, Mandusso e Uoscimosi.

      Comment di xx • 23 November 2010 18:36

    6.  MonsterID Icon

      Bratislazzo, Uoscimosi, Sfruz.

      In associazione di idee con “mandusso”: ieri sera a cena mi e’ successo questo: vi e’ capitato di mangiare delle noci, decidere che quella che avete appena sgusciato e’ l’ultima che mangiate, scoprire che e’ rancida e decidere quindi di prenderne un’altra? E avete mai provato la frustrazione nello sgusciarla e scoprire che anche quest’ultima e’ rancida?

      Comment di paolo • 24 November 2010 12:52

    7.  MonsterID Icon

      Non mangio noci, di solito, ma mi capita sempre con le castagne. Il mandusso è inevitabilmente bacato.

      Definirei quindi come smandussata la situazione in cui il mandusso non mandussa come dovrebbe.

      Comment di xx • 24 November 2010 13:14

    8.  MonsterID Icon

      Noci o castagne, la smandussata e’ quella

      Comment di paolo • 24 November 2010 13:22

    9.  MonsterID Icon

      Pero’ si potrebbe notare che, in casi come questi, andrebbe distinto quando trattasi di mandusso “reale” (QUELLA e’ davvero l’ultima castagna disponibile) o di mandusso “decisionale” (ci sono ancora tante castagne, ma avete preventivamente deciso che quella sara’ l’ultima che mangerete).

      Comment di Ale • 24 November 2010 13:46

    10.  MonsterID Icon

      Vero. Per me e’ piu’ frustrante la smandussata da mandusso “decisionale”, poiche’ ti lascia aperta la possibilita’, quindi la speranza, di trovare un’altra castagna buona, che si rivelera’ poi anch’essa bacata.

      Comment di paolo • 24 November 2010 14:05

    11.  MonsterID Icon

      Non scherziamo: il mandusso è definito come “ultimo boccone del piatto che si tiene da parte perché è il più buono”, quindi è implicitamente “decisionale”. Io scelgo qual è l’ultima castagna da mangiare perché ha l’aspetto più appetitoso, la dimensione giusta, il corretto grado di abbrustolimento. Ma spesso rimango smandussato!

      Comment di xx • 24 November 2010 15:56

    12.  MonsterID Icon

      Concordo con Luca, il mandusso è sempre decisionale. Il mandusso “reale” infatti è definito come Mandillusione o Ottimandusso ovvero “ultimo boccone rimasto nel piatto che l’illuso ottimista spera che sia il più buono, spesso mentendo a se stesso”. In questo caso il rischio di smandussata è sempre elevatissimo.

      Comment di kotekino • 24 November 2010 17:13

    13.  MonsterID Icon

      Notare come le mandillusioni non vengano mai rubate dalle mogli.

      Comment di kotekino • 24 November 2010 17:13

    14.  MonsterID Icon

      Le mandillusioni, inoltre, a Genova spesso vengono servite sopra un fazzoletto.

      (Auguri Kotekello!)

      Comment di xx • 24 November 2010 17:15

    15.  MonsterID Icon

      Luca, l’ultima era veramente pessima… :p

      (Auguri!!)

      Comment di Botty • 24 November 2010 18:11

    16.  MonsterID Icon

      Allora urge trovare un nome per quella cosa che non e’ ne’ un mandusso, ne’ una mandillusione, a cui io e Paolo ci stiamo riferendo.

      Comment di Ale • 25 November 2010 09:51

    17.  MonsterID Icon

      Vuoi dire l’ultimo pezzo in un piatto comune da cui più persone attingono (do per scontato che nel proprio piatto uno tenda a usare strategie mandussatrici)? Siamo aperti a suggerimenti! Forza, ignominofagi!

      Mi suggeriva inoltre Cementino la situazione, sotto alcuni versi affine alla battuta obbligatoria in cui fai una battuta brutta essendone conscio, e in cui l’effetto comico è dato dalla consapevolezza del fatto che stai facendo una battuta brutta più che dalla battuta stessa.

      Comment di xx • 25 November 2010 10:17

    18.  MonsterID Icon

      xx: no, non intendo quello. Fermo restando il piatto comune, non si tratta dell’ultimo pezzo fisico, ma dell’ultimo decisionale (“ancora questo e poi basta”). Per una legge fisica inviolabile e’ sicuro che questo pezzo fara’ schifo, come anche Paolo afferma, e se ne dovra’ pescare un altro per “rifarsi la bocca”.
      Quindi i termini da trovare sono DUE: il designato ultimo che fa schifo, e il “nuovo” ultimo per rifarsi la bocca.

      Comment di Ale • 25 November 2010 10:40

    19.  MonsterID Icon

      Ale, la tua interpretazione del mio pensiero e’ perfetta, il che’ mi preoccupa (se qualcuno capisce i miei sproloqui, e’ molto preoccupante).
      Io aggiungerei anche che c’e’ da trovare il termine che esprima il senso di frustrazione per aver pescato il designato ultimo che e’ bacato con annessa decisione di pescarne un altro per rifarsi la bocca.

      (auguri kotekino: non so perche’, ma mi associo)

      PS: ieri ho avuto una uoscimosi per una maglietta

      Comment di paolo • 25 November 2010 10:48

    20.  MonsterID Icon

      Come suggerivo ieri sera davanti a mezzo chilo di pasta a testa, bisogna trovare un ignomino per quando si fa una battuta spiritosa che però non viene capita e ti tocca spiegarla, perdendo ovviamente tutta l’ironia o il sarcasmo che aveva (a seguire: cambia interlocutori!).

      O anche quella sensazione di essere in mezzo a persone che non hanno un briciolo della tua ironia e che ti guardano stranissimo se fai una delle tue battute.

      Comment di barbara • 26 November 2010 13:44

    21.  MonsterID Icon

      …e trovarsi di fronte a una persona che, quando le spieghi il concetto di ignomine, ti guarda come si guarda un babbuino che tira la cacca allo zoo? ;)

      Comment di xx • 26 November 2010 15:28

    22.  MonsterID Icon

      eheheheheheheheheheh

      Comment di barbara • 26 November 2010 15:42

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