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  • Sbagliando s’impara

    Eh già, perché se tu fai in un modo e sbagli, la prossima volta non fai più così e quindi lo fai giusto.

    Con queste esatte parole Mario il falegname, marito di Piera, mi spiegò il concetto intorno al 1981. Al momento mi sembrò lampante e geniale, ma se potessi reincontrarlo gli esprimerei i dubbi che da allora ho maturato.

    Tali obiezioni si rivolgono più alla spiegazione che al motto in sé, che pur essendo banale è sostanzialmente corretto.
    Deluso dagli insegnamenti di Mario, ho raggiunto un’altra conclusione: meglio non fare mai nulla, così si evitano gli errori.

    13 Comments »

    1.  MonsterID Icon

      mh, immobilismo ontologico… non mi sembra la strada giusta…

      Comment di golosino • 16 June 2006 12:21

    2.  MonsterID Icon

      Allora riprovo. Se ho sbagliato, la prossima strada sarà quella corretta.

      Comment di xx • 16 June 2006 13:08

    3.  MonsterID Icon

      In fondo bastava cambiare un “e quindi” in un “e, ragionandoci sopra ed avendo comunque escluso almeno una possibilità, avrai sicuramente probabilità maggiori di”.

      Certo, poi potresti condire il tutto con l’informazione aggiuntiva che: i falegnami non studiano logica.

      Comment di Lapo • 16 June 2006 14:35

    4.  MonsterID Icon

      Io, che ho letto quanto scritto, ma che non ho voglia di stare a ragionare sulla logica di quanto espresso (non ora, per lo meno… ho fame e mal di testa. Quindi per ora mi limito a un onanismo mentale pascendomi del suono mentale delle mie stesse parole), ho intenzione di illuminarvi con questo mio pensiero: di solito la prima impressione che do è sempre sbagliata. Sta poi alle persone di comune buon senso decidere se verificare l’impressione o meno. (sì, lo so, sto facendo riferimento a quanto scritto. Ma non avevo voglia di ragionare sulla logica. Vado a mangiare qualcosa)

      Comment di Chicca • 16 June 2006 18:19

    5.  MonsterID Icon

      Ma perché esiste un modo per “dare l’impressione giusta”? (Cosa che peraltro non è contemplata dal proverbio, che si riferisce evidentemente ad azioni manuali). E’ un paradosso: se si cerca deliberatamente di “dare l’impressione giusta”, si darà giocoforza un’impressione falsata, che potrà piacere al nostro interlocutore, ma non corrisponderà al vero, quindi in definitiva sarà controproducente.
      Come notava Chicca, infatti, a sbagliare non è chi viene giudicato, ma chi giudica: ed egli, sbagliando, imparerà.
      Del resto, il senso del motto è “dopo aver sbagliato (risultato non cercato ma accaduto spontaneamente), ottieni la consapevolezza del tuo errore (altrimenti non sapresti di aver sbagliato: questo elimina tutti i casi dubbi). A quel punto puoi farne tesoro. Se non lo fai, sono cazzi tuoi”.

      Comment di Kumagoro • 17 June 2006 01:39

    6.  MonsterID Icon

      Azz! Ho ripetuto due volte la parola “mentale”. Pertanto mi autofustigherò mangiando un amaretto morbido.
      La quetsione della prima impressione è, secondo me, un filino (milanesismo) sopravvalutata. Io mi limito a essere me stessa, senza cercare di dare un’impressione. Il fatto che poi dopo, a un primo impatto, le persone di nuovo incontro rimangano interdette deriva dal fatto che sono un’inguaribile e patologica entusiasta con scarsa autonomia. Sicchè Non si sa mai a quale altezza del mio bioritmo personale le persone si insericano la prima volta che si ha un contatto.
      Poi, per voler essere banalmente saggi, nelle persone c’è molto di più che la prima impressione. Diavolo!, io per prima non capisco che altro c’è in me.
      Ma non parliamo di me, ditemi di voi, ditemi di voi…

      Il conto!

      Comment di Chicca • 18 June 2006 11:13

    7.  MonsterID Icon

      Interessante il fatto che la questione della prima impressione si collichi nell’ambito del “potere dei pinguini” che ho trattato qualche articolo fa. Se uno si sforza di essere se stesso, per forza non lo sarà mai.
      Io comunque mi picco di avere il talento di giudicare correttamente quasi sempre le persone dalla prima impressione, ovviamente raddrizzando poi il tiro quando le conosco meglio.
      Ma tutto questo cosa c’entra con Mario il falegname?

      Comment di xx • 19 June 2006 11:18

    8.  MonsterID Icon

      Tornando a Mario: secondo me esiste una soglia di gravità del danno oltre la quale lo sbaglio è fatale e sotto la quale lo sbaglio è proficuo giacchè potrebbe indurre l’apprendimento. Tale soglia non è oggettiva ma personale ed attiene all’indole dell’individuo, quale che sia l’entità del danno: chiunque potrebbe trarre insegnamento dalla più orribile delle sciagure oppure tenersi alla larga da qualsivoglia azione nel timore di generare il benchè minimo danno. Si evince che: chiunque ritenga inappropriato il proverbio e la relativa spiegazione nella maggior parte dei casi ha una soglia bassa e conseguenti ragioni per ritenere “paccottiglia” la saggezza di Mario, ma questo non vuole affatto dire che nei (rari) casi in cui, abbandonato l’immobilismo, agisce e sbaglia non possa trarre un insegnamento dal proprio errore. Poichè proverbio e spiegazione non specificano che l’unico modo di imparare è sbagliando, si conclude che Mario, marito di Piera, fu saggio. Almeno credo.

      Comment di kotekino • 19 June 2006 17:56

    9.  MonsterID Icon

      Caro amico salumiforme, non hai detto delle sciocchezze, anche se il tuo è un approfondimento del discorso piuttosto che una sua confutazione.
      E’ vero che si impara sbagliando, nessuno lo nega: quello che in questa sede si vuole dimostrare è che non è un giusto modo di agire, come la spiegazione di Mario invece suggerisce.E questo vale sia per gli impavidi che provano, sbagliano, soffrono e imparano, sia per i pusillanimi che tentennano, non sbagliano, non soffrono, e rimangono ignoranti.

      Comment di xx • 19 June 2006 19:51

    10.  MonsterID Icon

      Felice di non aver detto delle sciocchezze, come da tua certificazione. Il giusto modo di agire (sempre secondo Mario) non è da intendersi “Sbaglia, così poi impari”, quanto piuttosto “Agisci, così, se sbagli, impari” (tale e quale il proverbio). L’invito esplicito a sbagliare non è contenuto nella ormai celebre sua frase: quella è una tua interpretazione. Quindi se è giusto (e banale) il proverbio ne consegue che è altrettando giusta (banale e prolissa) la sua spiegazione. E’ abbastanza evidente che Mario, nella sua semplicità e con tutto il rispetto, non volesse aggiungere nulla di quanto non già contenuto nel proverbio: forse voleva solo spiegartelo presumendo che tu non lo avessi capito (sbagliando suppongo). Da lì i tuoi rovelli.

      Comment di kotekino • 19 June 2006 20:54

    11.  MonsterID Icon

      D’altronde: chi non fa, non falla.

      Comment di Chicca • 20 June 2006 09:27

    12.  MonsterID Icon

      Chi non la fa, è stitico. Chi non ha il fallo, è una donna. Chi fa una falla, affonda la barca.

      Comment di xx • 20 June 2006 09:59

    13.  MonsterID Icon

      Quest’ultimo commento è un modo per buttarla sul faceto ed evitare così di ammettere che “Renzo ha ragione”. :-)
      In effetti quello di indurre arbitrariamente elementi che non ci sono, trasformando la propria interpretazione in una lettura oggettiva (ad esempio trattando “Sbagliando s’impara” come se fosse “Solo sbagliando s’impara”), è un tipico errore di Luca. Da esso, egli impari.

      Vanto dà la matta all’arco che si lancia col rampino

      Comment di Kumagoro • 25 June 2006 02:40

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