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  • Dualismi senza limitismi
    Il mondo è tremendamente complicato. Uno dei modi per semplificarlo in modo da poterlo affrontare è di vederlo come una serie di dualismi, di termini in qualche modo contrapposti. Numerosi filosofi hanno adottato quest’approccio (anche se eviterò di citarli per non fare gaffe e perché sono troppo pigro per verificare i miei ricordi), ma è mia opinione che più che rappresentare la realtà con questo trucco la si renda conoscibile ed utilizzabile.
    Da bambino, inconsciamente ma non troppo, utilizzavo frequentemente questo principio. Il mio mondo aveva delle separazioni molto nette tra enti contrapposti, la cui contaminazione era rara e difficile. Non perché lo fosse di per sé, ma perché la mia prospettiva del mondo prevedeva queste separazioni quasi manichee. Vediamo qualche esempio, due minori e uno maggiore.

    Bombelli e Petronio
    Nei dintorni in cui bazzicavo ad Alassio da piccolo, c’erano due bar a disposizione per fare merenda. Bombelli (ora noto come "Bar Rosa" in viale Marconi) era un signore panzone e pelato; lo ricordo in qualche modo come un sosia di Massimo Boldi. Petronio, il cui "American Bar" era situato una trentina di metri più in là nella stessa via, era allampanato e vestiva di marrone. Giunte le quattro, ora di merenda, io e mia sorella dovevamo decidere in quale bar andare, e sostanzialmente la scelta era quasi casuale. Le cose però cambiavano nella stagione estiva, quando la Merenda con la M maiuscola non poteva essere altro che il gelato. Già, perché Bombelli offriva gelati freschi, Petronio gelati industriali. Allora si accendevano le discussioni:
    - Da Bombelli sono più buoni!
    - Da Petronio costano di meno!
    …e basta, perché gli unici argomenti possibili erano questi. In effetti non erano discussioni molto interessanti.

    Dolci e Casarico
    Se nel caso precedente le simmetrie erano più forti delle corrispondenze, per Dolci e Casarico avviene il contrario. Si trattava di due coppie di sorelle nubili, entrambe le quali mandavano avanti il proprio negozio di giocattoli ad Alassio, a poca distanza le une dalle altre. Raramente avevo bisogno di loro, purtroppo , ma questa straordinaria corrispondenza mi ha sempre colpito. Immaginavo queste signore che, prive della gioia di figli loro, decidevano di cogliere le briciole della presenza di bambini offrendo loro festosi balocchi. Un gran par de palle, in realtà probabilmente avevano solo fiutato l’affare! Nessuno dei due negozi esiste più. Uno è diventato un noioso negozio di tende, l’altro una pallosissima succursale del superparrucchiere delle dive Gianni di Muro.

    Alassio e Sassello
    Come i miei lettori più attenti sapranno già, le mie estati da bambino hanno visto come scenario Sassello, paese nell’entroterra ligure. Il dualismo, quindi, non era solo tra due luoghi, ma anche tra estate e inverno, tra scuola e vacanza. Le contaminazioni tra questi due mondi mi disturbavano molto. Un esempio semplice era costituito dai compiti delle vacanze (orribile e inutile crudeltà nei confronti dei piccini!): svolgerli ad Alassio, per quanto ci rimanevo, non mi ha mai disturbato, mentre in campagna mi era difficilissimo. Ma anche la presenza dei miei genitori, quando venivano a trovarmi (Sassello era dimora estiva dei miei nonni paterni) mi pareva "sbagliata", per non parlare di quando uno dei miei carissimi amici di Sassello, Daniele Zunino, è venuto a trovarmi ad Alassio per fare qualche bagno. E’ stato quasi traumatico. E’ interessante notare che ho smesso di frequentare i lidi campagnoli esattamente quando ho finito di andare a scuola, quindi non appena la separazione tra estate/vacanza e inverno/scuola si è fatta molto più sfumata.

    Il tempo passa, le persone crescono, iniziano a rendersi conto delle cose, rifletterci sopra e superare le idiosincrasie più insensate. Ma ancora adesso mi è difficilissimo fare amicizie tra i colleghi: l’ambiente di lavoro e quello ricreativo devono essere separati. Sono un dualismo insormontabile.

    Umorismo

    Alassio, 1983
    Il novenne Luca tenta una carriera da umorista. Sentendo in tv lo slogan "Galbani vuol dire fiducia" ne escogita una variazione esilarante. Ed ecco che amici e familiari perplessi sono bombardati dalla gag "Fiducia vuol dire Galbani".
    Non pago, tenta la satira politica. "Duello tra Spadolini e Pertini. Chi vince? Vince Spadolini, perché Spadolini è una spada, Pertini una pera". Fiaccato dai sorrisi fatti per educazione, da allora tiene il broncio e odia le barzellette.

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